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5月17日 Allora se è così diciamo tutti forza inter
Era il 18 maggio 2008 quando scrivevo un post con il titolo: Inter - Camorra 1 a 0. Praticamente l'Inter aveva vinto lo scudetto, e si conquistava un terzo dello spazio sui tg. Succedeva anche, però, che veniva arrestato un boss della camorra. Era il vicecapo degli scissionisti, Abbinante. Orbene, il boss casalese si conquistava un lurido minuto nei tg, contro i 10 minuti e passa della banda Moratti con i suoi extracomunitari. Oggi, 17 maggio, succede che l'Inter vince di nuovo il campionato. E cazzo, non posso crederci, ma viene arrestato il capo degli scissionisti, Raffaele Amato. Naturalmente lo scudetto dell'Inter apre tutti i giornali e telegiornali d'Italia. Però dico, se ogni volta che l'Inter vince lo scudetto viene arrestato un boss mafioso, dai mettiamoci tutti a tifare Inter. E va a finire che tra un anno, dopo lo scudetto dell'Inter, la notizia riguarderà Dell'Utri o don Silvio. 5月7日 Crimini di guerra. 2118 civili uccisi in Afghanistan nel 2008 Tratto da http://ilpopolosovrano.splinder.com/
5月2日 Stampa parzialmente libera
Buongiorno Italia, con la tua stampa parzialmente libera, al 73esimo posto nel mondo con il Tonga. Ci serviva solo l'ufficializzazione, con il rapporto della Freedom House. La stampa è talmente partly free, che l'Ansa ieri sera neanche dava la notizia: ![]() ![]() 4月15日 Regime-Santoro: vediamo chi ha ragione...In questi giorni in Tv e sui giornali si è parlato tanto del “caso Annozero”, il presunto attacco alla Protezione Civile da parte di Santoro e C. Queste sono le parole di Marco Travaglio: “Ruotolo nei suoi bellissimi servizi
insieme a Bertazzoni dalle zone terremotate, il centro di
coordinamento de L'Aquila a cinque giorni dal terremoto, giovedì
sera, non aveva ancora un coordinatore responsabile. Naturalmente,
non è che è arrivato qualcuno in quelle tre ore di trasmissione a
dire “non è vero, il coordinatore sono io, bugiardi.” Non è
arrivato nessuno a smentirlo, ma sui giornali del giorno dopo
trovavate “vergogna, hanno detto che non c'è un coordinatore”.
Il problema è: vergogna, non c'è un coordinatore! “La Protezione Civile non ha fatto un
cazzo...” si sente nel video che segue.Vengono mostrati anche i dati
ufficiali e veritieri dei tagli alla Protezione che la Finanziaria
2009 prevede: quindi chi ha attaccato veramente quest'organizzazione? http://www.youtube.com/watch?v=wPkOnCaAUcw e continua... http://www.youtube.com/watch?v=C0UbsrZbmSA Le critiche alla Protezione Civile
vengono mosse dagli sfollati stessi, chi più di di quella povera
gente può sapere le cose come sono andate e come stanno andando? E' di poche ore la notizia che il
Direttore Generale della Rai, Masi, in una lettere ha chieso a
Santoro di Mandar via il vignettista Vauro. Ma cosa avrà mai fatto
Vauro di tanto sconcertante? Vediamo... http://www.youtube.com/watch?v=IhTg6IDm8ko Vauro non ha offeso nessuno, ha semplicemente evidenziato che sicuramente delle responsabilità “umane” ci sono, e che la criminalità organizzata aspetta il piatto degli appalti. Del resto proprio due giorni fa il Procuratore Nazionale antifamia ha segnalato questo problema. Vauro non ha detto mica qualcosa di tanto sconcertante come, esempio, che qualche mafioso è un eroe... http://www.youtube.com/watch?v=PD4ixdKJzOE ma nonostante ciò, in perfetto stile dittatoriale, si chiede l'allontanamento di Vauro. Però, in Tv e nei giornali, non si è parlato tanto dei veri sciacalli http://www.youtube.com/watch?v=H8rScFAAtfI Riotta ha anche la faccia tosta di parlare di “libertà d'informazione” ion questo video che segue, e di “servizio pubblico”, lui, servo di partiti che compongono il CdA della Rai.. http://www.youtube.com/watch?v=H8rScFAAtfI Che vergogna... che schifo... 3月31日 Faccia di pietra"La mafia è una dittatura, può
togliere la vita, la libertà, e può cancellare la dignità delle
persone e dei popoli. Come si fa contro le dittature, bisogna
ribellarsi contro la mafia". Lo ha detto il presidente della
Camera, Gianfranco Fini, rivolgendosi ai ragazzi che hanno
partecipato a Bagheria alla cerimonia conclusiva dell'anno accademico
del Parlamento della Legalità. Fini ha aggiunto che "contro le
dittature si usano le armi, contro la mafia le 'armi' sono la
legalità e il rispetto delle leggi". Ha continuato il
presidente: "Occorre la forza degli esempi pratici per
sconfiggere la mafia, perché uno Stato è credibile quando
mette in pratica le azioni" ha spiegato. 3月28日 Illibertà spiritualiIl Senato ieri ha dato via libera al ddl Calabrò sul testamento biologico, che ora passa alla Camera. A farla breve, con questo testamento biologico non ci potremo fare assolutamente niente. Perché: -L'articolo 1 vieta "ogni forma di eutanasia e ogni forma di assistenza o di aiuto al suicidio, considerando l’attività medica nonché di assistenza alle persone esclusivamente finalizzata alla tutela della vita e della salute nonchè all’alleviamento della sofferenza". Già a questo punto potremmo prendere il nostro bel testamento e andarci al bagno, ma non è tutto, perché al Dat, cioè alla Dichiarazione anticipata di trattamento, sono state apportate altre modifiche: -"L’alimentazione e l’idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze fino alla fine della vita. Esse non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento". (articolo 3, comma 6) Ricapitolando: con il mio testamento biologico non posso decidere di ricevere o meno alimentazione e idratazione artificiali se fossi in stato vegetativo. Inoltre, anche se potessi stabilire questo, la mia volontà non sarebbe vincolante per il medico, grazie ad un emendamento dell'Udc: -"Le dichiarazioni anticipate di trattamento non sono obbligatorie". (articolo 4, comma 1) Quindi, per concludere: cosa diavolo esiste a fare questo testamento biologico? ( www.ilpopolosovrano.splinder.com) Ormai il governo italiano è sempre più il vassallo di uno stato estero, quello del Vaticano, che presuntuosamente crede di essere conservatore di un potere spirituale (datogli anche dal potere politico nel corso della storia) e supremo infallibile. I medici devono denunciare i pazienti clandestini e non possono attuare autanasia anche se è richiesto da un CITTADINO SOVRANO. Questo si che è vero cristianesimo e libertà democratica. 3月8日 Germania-Italia 10-0di Marco Travaglio Zorrol'Unità, 8 marzo 2009 Germania. Il deputato Jorg Tauss viene indagato per mesi per pedopornografia, con intercettazioni telematiche (gli leggono le mail) e incroci di tabulati telefonici. Senza chiedere l’autorizzazione al Parlamento, onde evitare di informarlo che era controllato. L’altro giorno, a fine indagine, i giudici han chiesto ex post al Bundestag il permesso di usare intercettazioni e tabulati, nonché di perquisire l’ufficio dell’onorevole. La polizia ha atteso davanti alla porta della stanza il voto dei deputati, che è giunto in tempo reale. Dopodichè è scattata la perquisizione. Se le prove a suo carico saranno confermate, Tauss verrà cacciato dal partito e dal Parlamento. Italia. Per la seconda volta, la giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato presieduta da Marco Follini ha rispedito al mittente la richiesta dei giudici di Milano di poter utilizzare le telefonate intercettate nell’estate del 2005 fra Giovanni Consorte e il senatore Pd Nicola Latorre sulla scalata illegale di Unipol a Bnl. Voto unanime: Pdl e Pd, Lega e Udc appassionatamente affratellati, a parte Luigi Ligotti dell’Idv. I giudici vogliono usare le telefonate per indagare Latorre per concorso nell’aggiotaggio di Consorte. Il Senato risponde picche, perché Latorre non è indagato. Ma la legge Boato prevede che le telefonate siano inutilizzabili, salvo autorizzazione del Senato. Senza la quale Latorre non potrà mai essere indagato. Intanto la gip che osò chiedere il permesso, Clementina Forleo, è stata cacciata da Milano. Latorre invece resta vicecapogruppo del Pd. Forza Pd. Anzi, Forza Italia. (Vignetta di Bandanas) 3月5日 La classifica dei manager italiani più pagati. Ecco come risolvere la crisi"Per i top manager attribuirsi questo tipo di compensi nel mezzo di questa crisi economica non è solo di cattivo gusto, è anche una strategia sbagliata, e io come Presidente non lo tollererò". Barack Obama, 3 febbraio 2009 Legenda p=presidente; vp=vicepresidente; ad=amministratore delegato; dg=direttore generale; c=consigliere di amministrazione; cdg=consigliere di gestione; cds=consigliere di sorveglianza. (Dati riferiti al 2007, al lordo delle tasse) 1. Matteo Arpe ad Capitalia fino al 31 maggio 2007 37.405.281 (di cui 31.226.105 «indennità per risoluzione rapporto di lavoro » e 1.277.831 Tfr) 2. Cesare Geronzi p Capitalia fino al 30 settembre 2007 23.648.266 (di cui 20 milioni «emolumento straordinario che costituisce anche premio alla carriera»), vp Mediobanca per l’esercizio chiuso al 30 giugno 2007 375.000 TOTALE 24.023.266 3. Riccardo Ruggiero ad e dg Telecom Italia fino al 2 dicembre 2007 17.227.000 (comprende incentivo all’esodo di 9.900.000), c Safilo 50.000 TOTALE 17.277.000 4. Carlo Buora vp Telecom Italia fino al 2 dicembre 2007 11.941.000 (comprende 4 milioni per patto di non concorrenza con erogazione nel 2008-2009) 5. Giovanni Bazoli indennità speciale di fine mandato p ex Banca Intesa 10.000.000, p cds Intesa Sanpaolo 1.364.000, p Mittel 50.000, c Alleanza 42.570, vp Banca Lombarda 37.499, c Ubi banca 67.659 TOTALE 11.561.728 6. Gabriele Galateri di Genola p Mediobanca fino al 2 luglio 2007 11.000.000, vp Rcs 19.000, p Telecom Italia dal 3 dicembre 2007 9.000 TOTALE 11.028.000 7. Alessandro Profumo ad Unicredit 9.427.000 (oltre ad azioni gratuite per 3,92 milioni) 8. Luciano Gobbi dg Pirelli 8.044.000 (di cui 6.360.000 indennità per la risoluzione del rapporto di lavoro) 9. Fausto Marchionni ad Fondiaria-Sai 7.181.000 10. Drago Cerchiari ad Sorin fino al 24 maggio 2007 7.141.000 (include indennità speciali di fine rapporto) 11. Luca Cordero di Montezemolo p Fiat e Ferrari 7.073.000, c Tod’s 24.700, c Poltrona Frau 10.000, c Indesit fino al 2 maggio 2007 5.330 TOTALE 7.112.330 12. Sergio Marchionne ad Fiat 6.906.100 13. Marco Tronchetti Provera p Camfin 195.567, p Pirelli e p Pirelli Re 5.951.000 TOTALE 6.146.000 14. Carlo Puri Negri vp Camfin 96.723, vp Pirelli 370.000, vp e ad Pirelli Re Pirelli 5.565.000, c Telecom Italia fino al 25 ottobre 2007 95.000 TOTALE 6.126.000 15. Giampiero Auletta Armenise ad Ubi banca ed ex ad Bpu TOTALE 5.700.000 16. Antoine Bernheim p Generali 4.835.009, c Mediobanca 398.000, vp cds Intesa Sanpaolo 358.000, vp Alleanza 82.044 TOTALE 5.673.053 17. Giampiero Pesenti p Italmobiliare 1.032.350, p Italcementi e controllate 4.455.000, c Pirelli 70.000, c Mittel 10.000 TOTALE 5.567.350 18. Francesco Caltagirone p Cementir Holding 5.155.000 19. Jonella Ligresti vp Premafin e p Fondiaria-Sai 4.629.502, c Mediobanca 398.000, c Rcs 19.000 TOTALE 5.046.000 20. Ezio Paolo Reggia ad Cattolica fino al 12 giugno 2007 4.893.151 21. Luigi Zunino p e ad Risanamento 4.790.000 22. Adolfo Bizzocchi dg Credem 4.725.000 23. Gioacchino Paolo Ligresti vp Premafin, c Fondiaria-Sai, vp Milano, p Immobiliare Lombarda 4.610.000, c Impregilo 13.288 TOTALE 4.623.288 24. Giulia Ligresti p Premafin, vp Fondiaria-Sai 4.410.000 c Pirelli 50.000, c Telecom Italia Media 60.000 TOTALE 4.520.000 25. Pier Francesco Guarguaglini p e ad Finmeccanica 4.230.000 26. Alberto Lina ad e dg Impregilo fino al 13 luglio 2007 3.761.000, vp Sirti fino al 16 novembre 2007 115.500 TOTALE 3.876.500 27. Tiberto Ruy Brandolini d’Adda vp Ifil, c Fiat e cariche in società controllate 426.000, p e dg Sequana Capital 3.360.000 TOTALE 3.786.000 28. Giovanni Perissinotto ad e dg Generali 3.524.851, cdg Intesa Sanpaolo 150.000, c Pirelli 50.000 TOTALE 3.724.851 29. Sergio Balbinot ad e dg Generali 3.662.000 30. Francesco Trapani ad Bulgari 3.612.000 31. Giovanni Castellucci ad e dg Atlantia e ad Autostrade per l’Italia 3.440.140, vp Impregilo 83.064 TOTALE 3.523.140 32. Corrado Passera ad e dg Intesa Sanpaolo 3.503.000, c Rcs 19.000 TOTALE 3.522.000 33. Pietro Modiano dg vicario Intesa Sanpaolo 3.505.000 34. Maurizio Costa vp e ad Mondadori 3.330.800 35. Fedele Confalonieri p Mediaset 3.305.000 36. Vittorio Merloni p Indesit 3.253.000, c Telecom Italia fino al 16 aprile 2007 34.000 TOTALE 3.287.000 37. Fulvio Conti ad e dg Enel 3.102.582 38. Umberto Quadrino ad Edison 3.042.000 39. Corrado Faissola ad ex Banca Lombarda e vp Ubi banca 3.033.000 40. Alberto Nagel dg Mediobanca 3.000.000 41. Nereo Dacci ad Banco di Desio e cariche in controllate 2.986.573 42. Paolo Scaroni ad e dg Eni 2.785.000, c Generali dal 28 aprile 2007 105.850 TOTALE 2.890.850 43. Enrico Marchi p Save 2.855.027 44. Antonio Talarico ad e dg Immobiliare Lombarda, vp Fondiaria-Sai, c Milano TOTALE 2.827.615 45. Giorgio Zappa dg Finmeccanica 2.751.000 46. Roberto Tunioli vp e ad Datalogic 2.624.000, c Interpump 55.000 TOTALE 2.674.000 47. Roberto Cera c Atlantia 55.000, consulenze per il gruppo allo studio legale Bonelli Erede Pappalardo di cui è socio 2.611.264 TOTALE 2.666.264 48. Andrea Guerra ad Luxottica 2.602.000, c Parmalat 36.000 TOTALE 2.638.000 49. Aureliano Benedetti p Cassa risparmio Firenze 2.633.200 50. Massimo Moratti ad Saras 2.536.000, c Pirelli 50.000, c Telecom Italia fino al 16 aprile 2007 34.000 TOTALE 2.620.000 51. Carlo Pesenti c e dg Italmobiliare 2.542.440, c Rcs 38.000 TOTALE 2.580.440 52. Gian Marco Moratti p Saras 2.536.000 53. Francesco Micheli dg Intesa Sanpaolo 2.503.000 54. Emilio Zanetti p ex Bpu e p cdg Ubi banca 2.421.000 55. Marco Sala dg Lottomatica 2.401.851 56. Giuliano Adreani ad Mediaset 2.376.270 57. Jean-Claude Blanc ad e dg Fc Juventus 2.374.000 58. Giuliano Zuccoli p e ad Aem 1.378.996, p Edison 806.000, c Credito Valtellinese 171.000 TOTALE 2.355.996 59. Pier Giorgio Romiti ad e dg Gemina fino al 7 maggio 2007 2.351.912 60. Fabio Innocenzi ad ex Bpvn e Banco Popolare 2.286.000, vp Banca Italease fino all’8 settembre 2007 45.000 TOTALE 2.331.000 61. Antonio Vigni dg Banca Mps 2.325.650 62. Claudio De Conto dg Pirelli 2.279.000, c Rcs 19.000 TOTALE 2.298.000 63. Vittorio Tabacchi p Safilo 2.285.000 64. Vittorio Di Paola p Astaldi 2.209.885 (oltre ad azioni gratuite per 904.993 euro) 65. Gabriele Del Torchio ad Ducati da maggio 2007 2.187.000 66. Franzo Grande Stevens c Ifi e Ifil 7.000, prestazioni professionali a Ifil e Fiat per 2.150.000, c Campari 12.500 TOTALE 2.169.500 67. Federico Minoli p e ad Ducati fino al 21 maggio 2007 2.150.921 68. Gianluigi Gabetti p Ifil e c Ifi 1.785.000, c Mediobanca 353.000 TOTALE 2.138.000 69. Giovanni Battista Mazzucchelli dg Cattolica dal 1° maggio 2007 2.038.794 70. Maurizio Monteverdi ad Gabetti 2.022.863 71. Antonio Perricone ad e dg Rcs 2.000.000 72. Carlo Barel di Sant’Albano ad e dg Ifil 1.993.000 73. Marco Milani ad Indesit 1.961.149 74. Dieter Rampl p Unicredit 1.567.000, c Mediobanca 342.000 TOTALE 1.909.000 75. Roberto Colaninno p Immsi 467.178, p e ad Piaggio 1.040.000, c Mediobanca 366.000 TOTALE 1.883.178 76. Bruce Turner ad Lottomatica 1.879.319 77. Enrico Parazzini dg Telecom Italia e presidente T.I Media 1.869.000 78. Claudio Gottardi ad Safilo 1.863.000 79. Domenico Bosatelli p Gewiss 1.818.000 80. Ugo Ruffolo ad e dg Alleanza 1.800.000 81. Lino Moscatelli dg Cassa risparmio Firenze 1.781.768 82. Guido Leoni ad Banca popolare Emilia-Romagna 1.668.000, vp Meliorbanca 100.000 TOTALE 1.768.000 83. Luigi Francavilla vp Luxottica 1.753.245 84. Carlo Salvatori ad Unipol 1.752.000 85. Cesare Romiti p Impregilo fino al 3 maggio 2007 1.717.000 (di cui 1.275.000 indennità di fine carica) 86. Vincenzo Visone ad Campari fino al 24 aprile 2007 1.646.044 87. Valerio Battista ad Prysmian 1.643.914 88. Giuseppe Grassano dg Banca popolare Intra fino al 29 aprile 2007 1.630.000 89. Roberto Chemello c esecutivo Luxottica 1.629.000 90. Andrea Riffeser Monti p e ad Monrif, vp e ad Poligrafici editoriale 1.628.640 91. Carmine Lamanda dg Capitalia fino al 30 settembre 2007 1.606.000 92. Rodolfo De Benedetti c Cofide 117.000, ad e dg Cir 1.486.000 TOTALE 1.603.000 93. Luciano Benetton p Benetton 1.600.000 94. Luca Majocchi ad Seat pg 1.570.000 95. Stefano Cao dg Eni 1.487.000, c Telecom Italia 107.000 TOTALE 1.594.000 96. Marco Giovannini p e ad Guala Closures 1.526.000, c Ducati 21.575 TOTALE 1.547.575 97. Leonardo Del Vecchio p Luxottica 1.357.546, c Generali 101.850, p Beni Stabili fino al 27 giugno 2007 72.000 TOTALE 1.531.396 98. Olivier De Poulpiquet c e dg Investment Pirelli Re 1.544.179 99. Mario Ciliberto c esecutivo Cementir Holding 1.507.000 100. Pietro Giuliani p e ad Azimut Holding 1.490.000 La classifica è tratta da "La paga dei padroni", di Gianni Dragoni e Giorgio Meletti 12月6日 Gelli promuove Berlusconi «Il programma P2 è fatto» Leggete tutto per favore. Informatevi, diffondete, riflettete, reagiamo!DUE INTERVISTE Il gran maestro a ruota libera
Alessio Marri
ROMA Il manifesto 5-12-08È un ritorno in grande stile quello del gran maestro Licio Gelli. Una campagna mediatica degna dell'appellativo «Propaganda2», la loggia massonica segreta che per più di quarant'anni ha condotto personalmente segnando direttamente e indirettamente la vita democratica del paese. Due interviste lanciate nello stesso giorno, con toni e accenti diversi ma sempre agghiaccianti nei contenuti: «Con la P2 avevamo in mano l'Italia - ha dichiarato con fare sicuro ai microfoni di Klaus Davi - Con noi c'era l'Esercito, la Guardia di Finanza, la Polizia». Appena escono le agenzie è bufera politica. Gelli ha spaziato su tutto. Dalla scuola, dove richiede la «mano forte come Scelba» per reprimere le contestazioni, ai sindacati: «Dove ho lavorato avevo i sindacati a libro paga», altrove «hanno impoverito l'Italia». Ce n'è pure per l'autore di Gomorra, Roberto Saviano: «Penso che abbia scritto solo per farsi pubblicità, è solo un costo per lo stato che deve proteggerlo». Berlusconi deve andare avanti anche «senza dialogo con le minoranze» e promuove la sua strategia politica basata su «una ragnatela capillare» che controlla e comanda l'Italia. Aggredisce il partito democratico («dovrebbe sparire»), provocando le timide reazioni del suo leader Walter Veltroni: «Sono onorato dai suoi attacchi». C'è chi chiede alla maggioranza di dissociarsi dalle parole di Gelli. Ma la richiesta cade nel vuoto. Il gran maestro non teme nulla, e mostra il suo raffinato intendere di mezzi di comunicazione sovrapponendo l'intervista di «Klauscondicio» a quella più approfondita rilasciata a Pandora, il nuovo progetto televisivo promosso da Giulietto Chiesa, parlamentare europeo schieratosi tra le fila degli indipendenti. Di fronte alle domande di Udo Gumpel, giornalista tedesco direttore del network realizzato grazie a una raccolta fondi popolare, e Willan Philip, autore de L'Italia dei poteri occulti, il «venerabile» della P2 si confida ininterrottamente per più di mezz'ora: «Gli extracomunitari? Io non li accoglierei nei centri di permanenza temporanea ma in veri e propri campi di concentramento da cui rispedirli nel loro paese». Attraverso i suoi racconti si rivive la storia d'Italia. Dagli inizi nella P2 alla sua fede mai ripudiata nel fascismo e in special modo nella figura di Mussolini. («Tutti gli Italiani dovrebbero rimpiangere il fascismo, perché sotto Mussolini c'era serenità, lavoro e sicurezza»). È un Gelli tronfio del suo operato quello che si vanta della piena realizzazione del suo «Progetto di rinascita democratica». «O quasi - aggiunge - manca solo la divisione delle carriere giudiziarie, io ho sempre sostenuto che pm e giudici si debbano odiare. Mi sono battuto a lungo affinché nella selezione del personale fosse inserita una visita psichiatrica». E poi la spara grossa: «Prima di renderli operativi, ai giudici farei passare una settimana in carcere, per rendersi conto che non possono sbattere in galera gli imputati solo per teoremi accusatori, ma con prove concrete». Per Giulio Andreotti la stima è manifestata in più occasioni: «È un grandissimo statista, con il suo umorismo al momento opportuno ha salvato l'Italia». E ancora: «Un'amicizia lontana, in quegli anni tutti lo avrebbero chiamato per un'operazione commerciale». Poi rivela un interessante particolare sul funzionamento degli aiuti al Sud : «In Toscana c'erano i sindacati e mi serviva spostare a sud le mie imprese della Permaflex - aggiunge quasi con il ghigno Gelli - dovevo scegliere un paese incluso nella legge della Cassa del Mezzogiorno e scelsi Frosinone, collegio di Andreotti». E i rapporti con i socialisti? Su Craxi e Andreotti fece da «paciere». Per Martelli invece «salvai il partito socialista» con un'intermediazione speciale: «L'allora Psi era indebitato con il Banco Ambrosiano per 16 miliardi e per 5 con il Monte dei Paschi - spiega soddisfatto Gelli - l'Eni di Mazzanti aveva tremila miliardi depositati nelle banche, Calvi (presidente dell'Ambrosiano e trovato suicidato sotto un ponte di Londra, ndr) disse di portare mille miliardi nelle sue casse in modo da risanare il partito socialista con gli interessi». A quel punto «Martelli mi scrisse su una busta della camera dei deputati il numero del conto e la storia finì lì». Si parla anche di Silvio Berlusconi, della sua iniziazione, del come e quanto la P2 contribuì alla sua ascesa, ma Licio Gelli solo su questo punto preferisce glissare: «La nostra selezione avveniva su persone che erano già affermate, non con chi doveva ancora fare carriera». E cambia argomento. «La nostra società vive un momento molto difficile, le Chiese sono tutte vuote e la famiglia è in crisi».«Le donne in politica? Troppe nel governo! E non sono d'accordo, la massaggiatrice di Berlusconi è passata alla camera dei deputati». Il sessismo si spreca: «Donne ministre? Assolutamente no! Neanche sottosegretarie. Ne tanto meno poliziotte o soldatesse. La donna deve occuparsi della famiglia». Giusto il tempo di un'ultima battuta sull'elezione di Obama a presidente degli Stati uniti d'America: «Se lo nominano davvero lo fanno fuori dopo quattro cinque mesi». Ma prima, a Klaus Davi, aveva detto anche di peggio: «Adesso i neri potranno vendicarsi dei bianchi». 12月3日 Il Papa: essere gay resti illegale. Uguaglianza e solidarietà cristianaLE CHIAVI DI SAN PIETRO DIRITTI NEGATI L'iniziativa, proposta dalla Ue alle Nazioni unite, dovrebbe essere presentata il 10
Il rappresentante della Santa Sede presso l'Onu: «Tutelare gli omosessuali potrebbe comportare il riconoscimento di nuovi diritti come il matrimonio. E discriminare gli Stati che non li ammettono» Il Vaticano contro una depenalizzazione universale dell'omosessualità
Leo Lancari
ROMA
«Non depenalizzate l'omosessualità». L'appello arriva dal Vaticano che ieri ha duramente criticato l'iniziativa con cui la Francia si prepara a chiedere alle Nazioni unite, a nome dei 25 paesi dell'Unione europea, la cancellazione del reato di omosessualità in tutti quei Paesi, in tutto 91, in cui è ancora in vigore. Ad attaccare la proposta, che si basa su un principio fondante dell'Unione europea come l'uguaglianza dei diritti tra le persone a prescindere dalla nazionalità di origine, dalla religione e dall'orientamento sessuale, è stato ieri monsignor Celestino Migliore, rappresentante della Santa Sede proprio presso le Nazioni unite. Parlando all'agenzia francofona I.Media, l'alto prelato ha spiegato come la Chiesa sia contraria alle discriminazioni nei confronti dei gay «ma - ha aggiunto - qui la questione è un'altra. Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di Paesi, si chiede agli Stati e ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette contro la discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni». La paura del Vaticano, in sostanza, è quella che abolendo il reato di omosessualità si possa poi automaticamente arrivare al riconoscimento di nuovi diritti, come ad esempio la possibilità per due persone dello stesso sesso di sposarsi. E per far capire quali rischi, secondo il Vaticano, questo potrebbe portare, monsignor Migliore spiega: «Per esempio gli Stati che non riconoscano l'unione tra persone dello stesso sesso come 'matrimonio' verranno mesi alla gogna e fatti oggetti di pressioni». Il Vaticano sembra dunque preoccuparsi più delle eventuali pressioni che gli Stati inadempienti potrebbero ricevere, della possibilità concreta per un omosessuale di essere punito con il carcere, o peggio con la morte. L'iniziativa francese per la depenalizzazione universale dell'omosessualità è stata annunciata nel maggio scorso in occasione della giornata internazionale contro l'omofobia dal segretario di Stato ai diritti umani Rama Yade. «Un'iniziativa europea - spiegò in quell'occasione Yade - che sarà portata davanti all'assemblea generale delle Nazioni unite durante il semestre francese di presidenza», e che dovrebbe attuarsi il prossimo 10 dicembre in occasione del 60esimo anniversario della dichiarazione dei diritti umani. Proprio l'avvicinarsi della scadenza ha spinto il Vaticano a scendere in campo in maniera così pesante. Per quanto poco discusso, quello delle discriminazioni nei confronti dei gay è un tema attualissimo. Sono ben 91, infatti, i Paesi in cui amare una persona dello stesso sesso è considerato un reato e in ben sette di questi (Iran, Mauritania, Sudan, Emirati Arabi Uniti, Yemen, Arabia Saudita e Nigeria) viene punito con la pena di morte. Senza arrivare a questi casi estremi, più frequenti sono i casi di insulti nei confronti degli omosessuali. A partire proprio dalla Francia dove, nonostante alcune leggi avanzate come i Pacs, che consentono l'unione tra persone dello stesso sesso, gli attacchi non mancano. Come dimostrano gli insulti di Christian Vanneste, deputato dell'Ump, il partito del presidente Sarkozy, che per spiegare la sua contrarietà a un disegno di legge che punisce chi offende i gay, nel 2004 spiegò come l'omosessualità sia «inferiore all'eterosessualità e, se diffusa universalmente, pericolosa per l'umanità». Condannato nel gennaio del 2007, Vanneste si è visto annullare la condanna il 12 novembre scorso dalla Corte di cassazione francese. La posizione espressa da monsignor Migliore non convince Rocco Buttiglione, propenso più a credere una errore da parte delle agenzie di stampa. «Non mi risulta che la Chiesa cattolica sia contraria alla depenalizzazione del reato di omosessualità», ha commentato infatti il deputato dell'Udc. dure, invece, tutte le altre reazioni. «parole gravissime», per il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero, mentre per l'Arcigay la posizione del Vaticano si prefigura come un vero e proprio atto di condanna a morte contro i milioni di gay di lesbiche che hanno la sfortuna di abitare in paesi sanguinari». E Imma Battaglia, leader dei diritti delle persone gay, promette: «Se necessario siamo pronti a manifestare anche in Vaticano». 11月25日 Che banda di criminali. Elettori predetevi le vostre responsabilità21/11/2008Tagli alla Cooperazione: a rischio i programmi dell'UNICEF a tutela di milioni di bambini![]() L'allarme alla vigilia della Giornata Nazionale sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza19 novembre 2008 - Il Presidente dell'UNICEF Italia, Vincenzo Spadafora, denuncia tagli pesanti nei fondi della Cooperazione destinati all'UNICEF e alle altre Organizzazioni delle Nazioni Unite da parte del Governo italiano. 11月22日 Il bel (ma amaro) paese - parte 6Governo più che mai contro i lavoratori. Leggette tutto per favore. Informatevi, diffondete, riflettete, reagiamo!!
Il Manifesto 21 novembre 2008
CRACK DEI CRACK
Se c'è la crisi, addio diritti
Con un emendamento seminascosto nel «decreto infrastrutture» il governo generalizza a tutte le aziende in amministrazione controllata la «norma Alitalia» che cancella la clausola sociale (l'art. 2112 del codice civile). Quella per cui chi viene ceduto insieme al «ramo d'azienda» mantiene comunque livello salariale e inquadramento contrattuale. Protestano Cgil, il Pd e Rifondazione. E' la conferma che il governo affronta la crisi lasciando mano libera all'impresa e comprimendo il mondo del lavoro. Tutta mat
Francesco Piccioni A pensar male si fa peccato, spiegava Andreotti, ma ci si prende quasi sempre. Con questo governo, però, scompare persino il «quasi». Ieri l'aula del Senato ha approvato un emendamento presentato dal governo che estende a tutte le aziende a rischio di insolvenza il regime «eccezionale» ideato per gestire la vendita di Alitalia a un gruppo di imprenditori disponibili a improvvisarsi per qualche mese «compagnia aerea». Si discuteva della trasformazione in legge del «decreto infrastrutture» del 23 ottobre di quest'anno, che doveva occuparsi di misure di sostegno all'autotrasporto, quando è stato aggiunto - all'articolo 3 - un breve testo come «disposizione in tema di imprese in amministrazione straordinaria». Con il quale si annulla di fatto l'art. 2112 del codice civile, la cosiddetta «clausola sociale», per cui un lavoratore il cui «ramo d'azienda» viene ceduto ad altra società, mantiene comunque inquadramento contrattuale e livelli retributivi goduti in precedenza. Si tratta di una tutela comunque imperfetta, aggirata decine di volte nella gestione pratica di numerose crisi aziendali; ma di una tutela impugnabile in sede giudiziaria. Ora, invece, non esiste più per tutte le quelle aziende che si trovano in «amministrazione controllata» e debbono perciò cedere interi comparti per «fare cassa». Il caso più noto è quello della vendita della «parte buona» di Alitalia alla Cai di Roberto Colaninno. Per la quale sono state in un colpo solo congelate sia le regole antitrust che l'applicazione della 2112. In pratica, come spieghiamo da due mesi, i lavoratori vengono tutti licenziati e messi in cassa integrazione (e Alitalia chiude), mentre la nuova società li assume ex novo sulla base di contratti completamente diversi, sia per quanto riguarda l'organizzazione del lavoro che per i livelli salariali. La mossa è gravissima, anche perché passa quasi sotto silenzio sui grandi media. Decine di migliaia di lavoratori ne saranno colpiti, nelle crisi a cascata che si vanno moltiplicando ogni giorno. E' un modo di scaricare i costi della crisi completamente su chi lavora, garantendo alle imprese quella «mano libera» che non si riesce a far passare come «riforma del modello contrattuale». Persino due antesignani della riduzione delle tutele dei lavoratori dipendenti, come Tiziano Treu e Pietro Ichino, ora parlamentari del Pd, hanno mostrato parecchio disagio. Il primo, titolare di quel famoso «pacchetto» che ha introdotto la maledizione perenne dei contratti precari («atipici», fu scritto), ha evidenziato come «mentre tutta Europa si sta interrogando sulla necessità di prevedere sistemi di garanzie per i lavoratori nei casi di cambiamenti degli assetti azionari e di trasferimenti, il governo italiano approva una norma che va contro le elementari necessità di giustizia sociale». Il secondo, più freddamente, la giudica un'operazione «sicuramente destinata ad essere cassata dalla Corte di giustizia», ed «espone lo Stato italiano ad una sanzione» comunitaria. Paolo Ferrero, segretario nazionale Prc, parla di «un governo contro i lavoratori. Com'era evidente, Alitalia è stata usata come un grimaldello per scardinare le tutele del lavoro». Sul piano politico, invece, «si chiarisce la principale differenza tra i Berlusconi del 2001 e quello di oggi; allora pianificava e annunciava le misure che voleva mettere in pratica - come l'art.18 - ora invece usa le crisi per snaturare tutto quello che può. L'ha fatto con i rifiuti, usando l'esercito e la giurisdizione, con l'Alitalia, con l'esercito nelle città sulla 'sicurezza'». Giudizio simile arriva anche dalla Cgil, con i segretari confederali Fulvio Fammoni e Fabrizio Solari, per i quali «è l'esatto contrario di quello che sarebbe necessario fare a fronte della straordinaria profondità della crisi e alle evidenti tensioni occupazionali». Evidente anche la forzatura istituzionale per cui si «utilizza un contenitore legislativo estraneo al tema per inserire norme che penalizzano l'occupazione e i diritti dei lavoratori». L'assemblea di palazzo Madama ha comunque dato il via libera all'intero provvedimento, che ora passa all'esame della Camera. Il tempo per fermare questa norma odiosa non è molto, ma è certamente materia in più per lo sciopero generale che si terrà il 12 dicembre. Cominciando magari ad alzare da subito la voce. 11月4日 JOHN MCCAIN CONTRO BARAK OBAMA: COSA CAMBIA PER L’AMERICA LATINA
10月26日 La notizia che non ti aspetti26 ottobre
L'arcivescovo di Monaco di Baviera: Nella sua analisi del capitalismo Karl Marx aveva visto giustoNella sua analisi del capitalismo Karl Marx aveva visto giusto. A sostenerlo in un'intervista al settimanale 'Der Spiegel' e' un suo omonimo, l'arcivescovo di Monaco di Baviera e Freising, Reinhard Marx, 55 anni, elevato alla porpora lo scorso anno da Benedetto XVI. Il porporato manda a giorni in libreria un suo libro dal titolo "Il capitale - Una difesa dell'uomo", che contiene all'inizio una lettera indirizzata al fondatore del comunismo. Nell'intervista Reinhard Marx spiega che "bisogna prendere sul serio" il filosofo di Treviri, ed aggiunge che "e' un errore considerarlo morto, come pensano in molti. Il movimento marxista ha cause reali e pone questioni giustificate". L'arcivescovo di Monaco dichiara che "poggiamo tutti sulle spalle di Marx, perche' aveva ragione. Nella sua analisi della situazione del XIX secolo ci sono punti inconfutabili". Alla domanda se bisogna chiedere scusa a Marx per averlo spedito nel dimenticatoio, il porporato risponde: "Gia' fatto, noi con l'etica sociale della Chiesa non abbiamo mai confuso l'opera filosofica di Marx con Stalin ed i Gulag. Non si puo' attribuire a Marx cio' che hanno fatto i suoi epigoni. Lui ha bene analizzato il carattere di merce del lavoro e previsto la mercificazione di tutti i settori della vita". 10月25日 Intervista a Cossiga. Vedete comìè andata veramente la storia, e chi sono gli "spacca vetrine"
10月17日 Yoko Onan Ora d'arial'Unità, 17 ottobre 2008 17 ottobre 2008, in Marco Travaglio Mi scuso per l'intrusione, ma siccome sono diventato il condannato più famoso d'Italia, vorrei dire qualcosa anch'io sulla sentenza della giudice Di Gioia che, in primo grado, ha ritenuto diffamatorio per Cesare Previti un mio pezzo pubblicato nel 2002 sull'Espresso, in cui Previti era citato in mezza riga. Anzi, non sulla sentenza, che non c'è ancora (verrà depositata tra 60 giorni) e che comunque, più che commentata, andrà appellata nella speranza che sei occhi in Corte d'appello vedano meglio dei due del giudice monocratico. Vorrei dire qualcosa su tutto ciò che l'ha accompagnata. Perché, come sono certo di non aver diffamato nessuno, men che meno Previti (reato impossibile), non sono altrettanto sicuro che le cronache dedicate alla sentenza, a reti ed edicole unificate, non siano diffamatorie. Cito dal Tg1, che di solito non dà notizia delle condanne non solo dei giornalisti, ma nemmeno dei ministri, parlamentari, banchieri, imprenditori, e gabella le prescrizioni di Berlusconi e Andreotti per assoluzioni, ma ha riscoperto i piaceri della cronaca giudiziaria giusto in tempo per me: "Marco Travaglio è stato condannato a 8 mesi di reclusione, pena sospesa, per aver diffamato l'ex deputato Previti. Il processo, celebrato a Roma, riguardava un servizio sull'Espresso… Travaglio dovrà risarcire Previti con 20 mila euro". Manca solo un piccolo dettaglio: la sentenza è di primo grado. Avesse riguardato chiunque altro, i Raiotti avrebbero precisato che verrà appellata e dato la parola all'imputato per dire che nessuno è colpevole fino a condanna definitiva. Non ho avuto questa fortuna. Così il Tg1, informando sulla mia presunta diffamazione, è riuscito a diffamare me. Complimenti e grazie. Ora attendo che il Tg1 fornisca alla Nazione tutta i nomi dei suoi giornalisti condannati negli ultimi anni, in primo, secondo, o eventualmente terzo grado. Così come mi auguro che tutti i giornali che ieri han voluto dedicarmi tanto spazio, spalanchino gli archivi e facciano altrettanto. Ci sarà da divertirsi. Casomai la cosa potesse interessare, il sottoscritto è giunto all'età di 44 anni con la fedina penale immacolata: sul mio Casellario giudiziale c'è scritto "Nulla". Il che naturalmente non significa che tutti i condannati definitivi per diffamazione siano dei diffamatori: questo genere di processi, per chi fa cronaca giudiziaria, sono incidenti di percorso quasi inevitabili anche per chi non sbaglia (e prima o poi sbagliamo tutti). Perché esistono tre tipi di diffamazione: quella di chi esprime opinioni critiche, ritenute dal giudice eccessive; quello di chi scrive fatti falsi; quello di chi scrive fatti veri, ma inseriti in un contesto negativo che il giudice, nella sua discrezionalità, ritiene diffamatori. Ora, quel che ho scritto sull'Espresso è vero: ho citato il verbale del colonnello del Ros Michele Riccio, che parlava (lui, non io, diversamente da quanto scritto dall'Unità) della presenza di Previti nello studio Taormina mentre si teneva una riunione per discutere certe faccende riguardanti Dell'Utri, senz'attribuire a Previti alcun ruolo nella riunione. Dunque penso che la mia sentenza riguardi il reato del terzo tipo. Càpita, viste la genericità del reato di diffamazione e la carenza di cultura liberale nella giurisprudenza italiana, diversamente da quella europea (vedi sentenze della Corte di Strasburgo) e americana (il I emendamento taglia la testa al toro). Non è stato sempre così: negli anni 80, Indro Montanelli fu condannato per diffamazione nei confronti di Ciriaco De Mita: un milione di lire di multa per avergli dato del padrino. Montanelli si appuntò al petto la condanna come una medaglia. L'altro giorno il pm aveva chiesto per me una multa di 500 euro. Il giudice l'ha ridotta a 100 e ci ha aggiunto, bontà sua, 8 mesi di reclusione. La pena media dell'omicidio colposo; la metà della pena inflitta a Previti per aver comprato il giudice del caso Mondadori; 3 mesi in meno degli anni affibbiati a Cesare Romiti per 100 miliardi di lire di falsi in bilancio Fiat (prima che il reato fosse depenalizzato); 2 mesi in più della pena patteggiata da Renato Farina per favoreggiamento nel sequestro Abu Omar. A proposito dell'on. Farina, alias agente Betulla: ieri su Libero, sotto il titolo "La banda Santoro - Anche Travaglio finisce tra i pregiudicati", definisce "barbarie" la pena detentiva, ma poi mi rinfaccia di aver ricordato le condanne per diffamazione di Lino Jannuzzi. E scrive che usufruirò dell'indulto. Dunque "chi di spada ferisce…". Ma non sa quel che dice. Dell'indulto ha usufruito lui, visto che la sua pena patteggiata è definitiva. La mia è un primo grado (dunque pregiudicato lo dica a se stesso) e conto di farla cancellare nei gradi successivi: forse Betulla non sa che l'indulto si applica solo alle pene irrevocabili. Quanto a Jannuzzi, a parte il fatto che le sue condanne si riferiscono a notizie false (tipo i complotti delle toghe rosse contro Berlusconi e Andreotti "poi assolti"), ne ho parlato perché Jannuzzi è stato a lungo parlamentare (infatti ha avuto prontamente la grazia). Le condanne dei giornalisti sono fatti loro, quelle dei parlamentari sono fatti nostri. Sottili distinzioni ignorate anche dal biondo mèchato del Giornale, che ha sbattuto la mia sentenza in prima pagina, dopo aver nascosto le sue (una caterva di processi persi, con abbondanti risarcimenti dei danni ai pm di Mani Pulite per la balle diffamatorie che lui rovescia loro addosso da una vita). Il pover'ometto farnetica di "pregiudicato", "indulto", "prescrizione" e s'interessa appassionatamente alle mie ferie. Lui che era di casa ad Hammamet ai piedi di un celebre latitante pluripregiudicato e pluricorrotto, di cui è vedovo inconsolabile. Ecco, nemmeno Vallanzasca potrebbe mai accettare lezioni dalla Yoko Ono di Craxi. (Vignetta di Roberto Corradi) 10月12日 I nuovi termini di Silvio e dei suoi vassalli"La guerra è guerra, non missione di pace; il separatismo è separatismo, non federalismo fiscale; il razzismo è razzismo, non sicurezza; il monologo è monologo, non dialogo; l’inciucio è inciucio, non riformismo; il regime è regime, non governo di destra con cui dialogare; i mafiosi sono mafiosi e i corrotti corrotti, non vittime del giustizialismo; i processi sono processi, non guerra tra giustizia e politica; le leggi incostituzionali sono leggi incostituzionali, non risposte eccessive a problemi reali; Mangano era un mafioso e chi lo beatifica non «fa una gaffe»: è come lui." Marco Travaglio 10月3日 Balla a Balla Ora d'arial'Unità, 2 ottobre 2008 di Marco Travaglio L’altra sera, a “Porta a Porta”, Rosy Bindi e Di Pietro contro Gasparri e Verdini. A un certo punto, però, colpo di scena. Gasparri avverte Di Pietro: “Attento che Vespa di Giustizia se ne intende”. Qualcuno intravede un’allusione alla sua signora, la giudice Augusta Iannini, già intima di Squillante e dunque promossa da Castelli, Mastella e Angelino Jolie a direttore del ministero della Giustizia. Bruno Vespa, in arte Fede, capisce al volo: imparziale come sempre, si unisce al duo Pdl e comincia a pestare Di Pietro. Tre contro uno. Tema: i processi al Cainano: “Se Berlusconi - sostiene l’insetto - è un’anomalia, lo sono pure i 26 suoi processi, dai quali è sempre uscito assolto”. Pari e patta. Di Pietro prova a ricordare di averne avuti 33, di processi, ma lui si dimise da pm e da ministro per farsi giudicare (bella forza, era innocente), mentre il Cainano si assolve da sè depenalizzando i suoi reati e dimezzando la prescrizione con leggi ad personam. Vespa, aspirante Ghedini, dice che “su 26 processi, 4 sono in corso, 4 sono finiti in prescrizione e 18 in assoluzione”. Tutti “successivi alla discesa in campo”. Parla di appena “4 leggi ad personam”. E sostiene che, per le tangenti alla Guardia di Finanza, “Berlusconi è stato assolto con formula piena”, mentre “il caso di Lentini al Milan era analogo a quello di Dino Baggio alla Juve, ma Agnelli non fu nemmeno chiamato a testimoniare, mentre Berlusconi fu condannato”. Cinque balle in cinque frasi. 1) Le leggi ad personam sono 16: decreto Biondi, Tremonti, rogatorie, falso in bilancio, Cirami, Maccanico-Schifani, ex-Cirielli, Gasparri, salva-Rete4, Frattini, condoni fiscale e ambientale, Pecorella, bloccaprocessi, Alfano, prossimamente intercettazioni. 2) Prima della discesa in campo, Berlusconi era già stato indagato nel 1983 (poi archiviato) per traffico di droga e imputato nel 1989 per falsa testimonianza sulla P2 (colpevole, ma salvo grazie all’amnistia del 1990); nel 1992-93 vari manager del suo gruppo erano sott’inchiesta per i fondi neri di Publitalia e del Milan, tangenti a Dc, Psi e Cariplo. Come scrive il gip bresciano Carlo Bianchetti nel 2001, archiviando le denunce berlusconiane contro il pool di Milano: “L’impegno politico del denunciante e le indagini ai suoi danni non si pongono in rapporto di causa ed effetto; la prosecuzione di indagini già iniziate e l’avvio di ulteriori indagini collegate in nessun modo possono connotarsi come attività giudiziaria originata dalla volontà di sanzionare il sopravvenuto impegno politico dell’indagato”. Anzi, è probabile che sia sceso in campo per salvarsi dalle inchieste già aperte sul suo gruppo, prevedendo che sarebbero giunte fino a lui. 3) I processi al Cavaliere non sono 26, ma 15: 5 in corso (corruzione Saccà, corruzione senatori, corruzione giudiziaria Mills, fondi neri Mediaset, Telecinco in Spagna) e 10 già conclusi, più varie indagini archiviate (6 per mafia e riciclaggio, 2 per le stragi mafiose del 1992-’93, ecc.). Nei 10 processi già chiusi, le assoluzioni nel merito sono solo 3: 2 con formula dubitativa (comma 2 art.530) per i fondi neri Medusa e le tangenti alla Finanza (“insufficienza probatoria”), 1 con formula piena per il caso Sme-Ariosto/1. Altre 2 assoluzioni - All Iberian/2 e Sme-Ariosto/2 - recano la formula “il fatto non è più previsto dalla legge come reato”: l’imputato se l’è depenalizzato (falso in bilancio). Per il resto: 2 amnistie per la falsa testimonianza sulla P2 e un falso in bilancio sui terreni di Macherio; e 5 prescrizioni, grazie alle attenuanti generiche, che si concedono ai colpevoli, non agli innocenti: All Iberian/1 (finanziamento illecito a Craxi), caso Lentini (falso in bilancio con prescrizione dimezzata dalla riforma Berlusconi), bilanci Fininvest 1988-’92 (idem come sopra), 1500 miliardi di fondi neri nel consolidato Fininvest (come sopra), Mondadori (corruzione giudiziaria del giudice Metta tramite Previti, entrambi condannati). 4) Dunque, per le mazzette alla Finanza, niente formula piena, ma insufficienza di prove. 5) Il caso Lentini non era affatto analogo al caso Baggio: Lentini fu pagato dal Milan con fondi neri extrabilancio (reato), Baggio con una donazione personale di Agnelli (non reato). E comunque, per Lentini, Berlusconi non è mai stato “condannato”. Ora non vorremmo che l’imparziale insetto dovesse risponderne all’Authority o, Dio non voglia, scusarsi in diretta. Ma non c’è pericolo: in tv deve scusarsi chi dice la verità, non chi racconta balle. Emilio Vespa è in una botte di ferro. (Vignetta di Roberto Corradi) 9月20日 Tra un tg ed un altro abbiamo mai pensato che questo è vero?"Dal crollo delle Torri il pericolo è il musulmano. Ma dal 2001 non un solo italiano, non UNO, è stato ucciso in Italia da un musulmano per motivi religiosi. La Lega vieta le moschee, luoghi di preghiera, ma non si preoccupa del dilagare della mafia e della droga al Nord". Beppe Grillo 9月12日 La legge è uguale per tutti"Il governo non censuri la stampa affinchè la stampa sia libera di censurare il governo" Corte Suprema USA 1972 |
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