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日志


5月17日

Allora se è così diciamo tutti forza inter

Era il 18 maggio 2008 quando scrivevo un post con il titolo: Inter - Camorra 1 a 0.
Praticamente l'Inter aveva vinto lo scudetto, e si conquistava un terzo dello spazio sui tg. Succedeva anche, però, che veniva arrestato un boss della camorra. Era il vicecapo degli scissionisti, Abbinante. Orbene, il boss casalese si conquistava un lurido minuto nei tg, contro i 10 minuti e passa della banda Moratti con i suoi extracomunitari.
Oggi, 17 maggio, succede che l'Inter vince di nuovo il campionato. E cazzo, non posso crederci, ma viene arrestato il capo degli scissionisti, Raffaele Amato. Naturalmente lo scudetto dell'Inter apre tutti i giornali e telegiornali d'Italia.
Però dico, se ogni volta che l'Inter vince lo scudetto viene arrestato un boss mafioso, dai mettiamoci tutti a tifare Inter. E va a finire che tra un anno, dopo lo scudetto dell'Inter, la notizia riguarderà Dell'Utri o don Silvio.
5月7日

Crimini di guerra. 2118 civili uccisi in Afghanistan nel 2008

Tratto da  http://ilpopolosovrano.splinder.com/

Mentre i raid aerei americani producono decine e decine di vittime civili in Afghanistan, dato che ormai le bombe vengono lanciate come se si stesse seminando il grano, il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha presentato al Consiglio di sicurezza una sintesi del rapporto sui "nove incidenti più gravi" accaduti durante l'operazione compiuta da Israele a Gaza dal 27 dicembre al 19 gennaio 2009.
La ricostruzione fatta dagli esperti Onu accusa Israele di una serie di gravi offese: uso eccessivo della forza, uso della forza indiscriminato contro i civili, attacchi a sedi Onu pur sapendo che si trattava di edifici delle Nazioni Unite.
Ovviamente gli Usa non ci stanno e un diplomatico statunitense ha dichiarato alla stampa israeliana che "a parte l'accusa formale di crimini di guerra, questo rapporto ha tutto per mettere in imbarazzo Israele, è senza precedenti nella sua gravità nei confronti di Gerusalemme: potrebbe costituire un serio problema per molti anni se il testo verrà accettato nella sua versione finale".
Mi fa ridere questa frase. E’ una delle frasi più ridicole che abbia mai sentito, giuro. "A parte l’accusa di crimini di guerra"…come a parte? Cazzo sono crimini di guerra e sorvoli come se stessi parlando di una stronzata qualunque?
Considerando che gli Usa possono porre il veto sulla pubblicazione del rapporto, aspetto con curiosità di vedere cosa succederà.


5月2日

Stampa parzialmente libera


 
Buongiorno Italia, con la tua stampa parzialmente libera, al 73esimo posto nel mondo con il Tonga.
Ci serviva solo l'ufficializzazione, con il rapporto della Freedom House.

La stampa è talmente partly free, che l'Ansa ieri sera neanche dava la notizia:
4月15日

Regime-Santoro: vediamo chi ha ragione...

In questi giorni in Tv e sui giornali si è parlato tanto del “caso Annozero”, il presunto attacco alla Protezione Civile da parte di Santoro e C. Queste sono le parole di Marco Travaglio:

“Ruotolo nei suoi bellissimi servizi insieme a Bertazzoni dalle zone terremotate, il centro di coordinamento de L'Aquila a cinque giorni dal terremoto, giovedì sera, non aveva ancora un coordinatore responsabile. Naturalmente, non è che è arrivato qualcuno in quelle tre ore di trasmissione a dire “non è vero, il coordinatore sono io, bugiardi.” Non è arrivato nessuno a smentirlo, ma sui giornali del giorno dopo trovavate “vergogna, hanno detto che non c'è un coordinatore”. Il problema è: vergogna, non c'è un coordinatore!
Il problema è sempre di chi li racconta gli scandali, non di chi li propizia.”

“La Protezione Civile non ha fatto un cazzo...” si sente nel video che segue.Vengono mostrati anche i dati ufficiali e veritieri dei tagli alla Protezione che la Finanziaria 2009 prevede: quindi chi ha attaccato veramente quest'organizzazione?

http://www.youtube.com/watch?v=wPkOnCaAUcw e continua...

http://www.youtube.com/watch?v=C0UbsrZbmSA

Le critiche alla Protezione Civile vengono mosse dagli sfollati stessi, chi più di di quella povera gente può sapere le cose come sono andate e come stanno andando? E' di poche ore la notizia che il Direttore Generale della Rai, Masi, in una lettere ha chieso a Santoro di Mandar via il vignettista Vauro. Ma cosa avrà mai fatto Vauro di tanto sconcertante? Vediamo...

http://www.youtube.com/watch?v=IhTg6IDm8ko Vauro non ha offeso nessuno, ha semplicemente evidenziato che sicuramente delle responsabilità “umane” ci sono, e che la criminalità organizzata aspetta il piatto degli appalti. Del resto proprio due giorni fa il Procuratore Nazionale antifamia ha segnalato questo problema. Vauro non ha detto mica qualcosa di tanto sconcertante come, esempio, che qualche mafioso è un eroe...

http://www.youtube.com/watch?v=PD4ixdKJzOE  ma nonostante ciò, in perfetto stile dittatoriale, si chiede l'allontanamento di Vauro.

Però, in Tv e nei giornali, non si è parlato tanto dei veri sciacalli

http://www.youtube.com/watch?v=H8rScFAAtfI

Riotta ha anche la faccia tosta di parlare di “libertà d'informazione” ion questo video che segue, e di “servizio pubblico”, lui, servo di partiti che compongono il CdA della Rai..   http://www.youtube.com/watch?v=H8rScFAAtfI

Che vergogna... che schifo...

3月31日

Faccia di pietra

"La mafia è una dittatura, può togliere la vita, la libertà, e può cancellare la dignità delle persone e dei popoli. Come si fa contro le dittature, bisogna ribellarsi contro la mafia". Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, rivolgendosi ai ragazzi che hanno partecipato a Bagheria alla cerimonia conclusiva dell'anno accademico del Parlamento della Legalità. Fini ha aggiunto che "contro le dittature si usano le armi, contro la mafia le 'armi' sono la legalità e il rispetto delle leggi". Ha continuato il presidente: "Occorre la forza degli esempi pratici per sconfiggere la mafia, perché uno Stato è credibile quando mette in pratica le azioni" ha spiegato.

Stato credibile: perchè Fini questo discorso non lo fa in Parlamento dove siedono inquisiti e condannati per mafia, presenti anche nelle file del suo partito?

"Occorre però - aggiunge Fini - l'azione di ognuno, non solo quella delle istituzioni per abbattere la mafia. Ognuno faccia quel che può dando così un segnale di legalità con esempi pratici". Il presidente della Camera ha poi detto: "I mafiosi si credevano invincibili, e in certi momenti lo Stato sembrava in ginocchio. Ma poi la reazione delle istituzioni, dei magistrati, delle forze dell'ordine hanno sconfitto la mafia grazie anche alle inchieste ed agli arresti dei latitanti e di quelli che saranno fatti".

Hanno sconfitto la mafia? Fini forse si è fatto impnotizzare da Cuffaro che non vede la mafia, finge di non vedere i mafiosi nelle istituzioni.
Le sue parole sono assolutamente condivisibile, ma i metodi sono da rifiutare completamente.

3月28日

Illibertà spirituali


Il Senato ieri ha dato via libera al ddl Calabrò sul testamento biologico, che ora passa alla Camera. A farla breve, con questo testamento biologico non ci potremo fare assolutamente niente. Perché:

-L'articolo 1 vieta "ogni forma di eutanasia e ogni forma di assistenza o di aiuto al suicidio, considerando l’attività medica nonché di assistenza alle persone esclusivamente finalizzata alla tutela della vita e della salute nonchè all’alleviamento della sofferenza".

Già a questo punto potremmo prendere il nostro bel testamento e andarci al bagno, ma non è tutto, perché al Dat, cioè alla Dichiarazione anticipata di trattamento, sono state apportate altre modifiche:
-"L’alimentazione e l’idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze fino alla fine della vita. Esse non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento". (articolo 3, comma 6)

Ricapitolando: con il mio testamento biologico non posso decidere di ricevere o meno alimentazione e idratazione artificiali se fossi in stato vegetativo. Inoltre, anche se potessi stabilire questo, la mia volontà non sarebbe vincolante per il medico, grazie ad un emendamento dell'Udc:
-
"Le dichiarazioni anticipate di trattamento non sono obbligatorie". (articolo 4, comma 1)

Quindi, per concludere: cosa diavolo esiste a fare questo testamento biologico?
                                                                                                                   ( www.ilpopolosovrano.splinder.com)
Ormai il governo italiano è sempre più il vassallo di uno stato estero, quello del Vaticano, che presuntuosamente crede di essere conservatore di un potere spirituale (datogli anche dal potere politico nel corso della storia) e supremo infallibile.

I medici devono denunciare i pazienti clandestini e non possono attuare autanasia anche se è richiesto da un CITTADINO SOVRANO. Questo si che è vero cristianesimo e libertà democratica.
3月8日

Germania-Italia 10-0




                      
                                                                             di Marco Travaglio

Vignetta di BandanasZorro
l'Unità, 8 marzo 2009

Germania. Il deputato Jorg Tauss viene indagato per mesi per pedopornografia, con intercettazioni telematiche (gli leggono le mail) e incroci di tabulati telefonici. Senza chiedere l’autorizzazione al Parlamento, onde evitare di informarlo che era controllato. L’altro giorno, a fine indagine, i giudici han chiesto ex post al Bundestag il permesso di usare intercettazioni e tabulati, nonché di perquisire l’ufficio dell’onorevole. La polizia ha atteso davanti alla porta della stanza il voto dei deputati, che è giunto in tempo reale. Dopodichè è scattata la perquisizione. Se le prove a suo carico saranno confermate, Tauss verrà cacciato dal partito e dal Parlamento.

Italia. Per la seconda volta, la giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato presieduta da Marco Follini ha rispedito al mittente la richiesta dei giudici di Milano di poter utilizzare le telefonate intercettate nell’estate del 2005 fra Giovanni Consorte e il senatore Pd Nicola Latorre sulla scalata illegale di Unipol a Bnl. Voto unanime: Pdl e Pd, Lega e Udc appassionatamente affratellati, a parte Luigi Ligotti dell’Idv. I giudici vogliono usare le telefonate per indagare Latorre per concorso nell’aggiotaggio di Consorte. Il Senato risponde picche, perché Latorre non è indagato. Ma la legge Boato prevede che le telefonate siano inutilizzabili, salvo autorizzazione del Senato. Senza la quale Latorre non potrà mai essere indagato. Intanto la gip che osò chiedere il permesso, Clementina Forleo, è stata cacciata da Milano. Latorre invece resta vicecapogruppo del Pd. Forza Pd. Anzi, Forza Italia.
(Vignetta di Bandanas)
3月5日

La classifica dei manager italiani più pagati. Ecco come risolvere la crisi

 

"Per i top manager attribuirsi questo tipo di compensi nel mezzo di questa crisi economica non è solo di cattivo gusto, è anche una strategia sbagliata, e io come Presidente non lo tollererò".

Barack Obama, 3 febbraio 2009

Legenda
p=presidente; vp=vicepresidente; ad=amministratore delegato; dg=direttore generale; c=consigliere di amministrazione; cdg=consigliere di gestione; cds=consigliere di sorveglianza.

(Dati riferiti al 2007, al lordo delle tasse)

1. Matteo Arpe ad Capitalia fino al 31 maggio 2007 37.405.281 (di cui 31.226.105 «indennità per risoluzione rapporto di lavoro » e 1.277.831 Tfr)
2. Cesare Geronzi p Capitalia fino al 30 settembre 2007 23.648.266 (di cui 20 milioni «emolumento straordinario che costituisce anche premio alla carriera»), vp Mediobanca per l’esercizio chiuso al
30 giugno 2007 375.000 TOTALE 24.023.266
3. Riccardo Ruggiero ad e dg Telecom Italia fino al 2 dicembre 2007 17.227.000 (comprende incentivo all’esodo di 9.900.000), c Safilo 50.000 TOTALE 17.277.000
4. Carlo Buora vp Telecom Italia fino al 2 dicembre 2007 11.941.000 (comprende 4 milioni per patto di non concorrenza con erogazione nel 2008-2009)
5. Giovanni Bazoli indennità speciale di fine mandato p ex Banca Intesa 10.000.000, p cds Intesa Sanpaolo 1.364.000, p Mittel 50.000, c Alleanza 42.570, vp Banca Lombarda 37.499, c Ubi
banca 67.659 TOTALE 11.561.728
6. Gabriele Galateri di Genola p Mediobanca fino al 2 luglio 2007 11.000.000, vp Rcs 19.000, p Telecom Italia dal 3 dicembre 2007 9.000 TOTALE 11.028.000
7. Alessandro Profumo ad Unicredit 9.427.000 (oltre ad azioni gratuite per 3,92 milioni)
8. Luciano Gobbi dg Pirelli 8.044.000 (di cui 6.360.000 indennità per la risoluzione del rapporto di lavoro)
9. Fausto Marchionni ad Fondiaria-Sai 7.181.000
10. Drago Cerchiari ad Sorin fino al 24 maggio 2007 7.141.000 (include indennità speciali di fine rapporto)
11. Luca Cordero di Montezemolo p Fiat e Ferrari 7.073.000, c Tod’s 24.700, c Poltrona Frau 10.000, c Indesit fino al 2 maggio 2007 5.330 TOTALE 7.112.330
12. Sergio Marchionne ad Fiat 6.906.100
13. Marco Tronchetti Provera p Camfin 195.567, p Pirelli e p Pirelli Re 5.951.000 TOTALE 6.146.000
14. Carlo Puri Negri vp Camfin 96.723, vp Pirelli 370.000, vp e ad Pirelli Re Pirelli 5.565.000, c Telecom Italia fino al 25 ottobre 2007 95.000 TOTALE 6.126.000
15. Giampiero Auletta Armenise ad Ubi banca ed ex ad Bpu TOTALE 5.700.000
16. Antoine Bernheim p Generali 4.835.009, c Mediobanca 398.000, vp cds Intesa Sanpaolo 358.000, vp Alleanza 82.044 TOTALE 5.673.053
17. Giampiero Pesenti p Italmobiliare 1.032.350, p Italcementi e controllate 4.455.000, c Pirelli 70.000, c Mittel 10.000 TOTALE 5.567.350
18. Francesco Caltagirone p Cementir Holding 5.155.000
19. Jonella Ligresti vp Premafin e p Fondiaria-Sai 4.629.502, c Mediobanca 398.000, c Rcs 19.000 TOTALE 5.046.000
20. Ezio Paolo Reggia ad Cattolica fino al 12 giugno 2007 4.893.151
21. Luigi Zunino p e ad Risanamento 4.790.000
22. Adolfo Bizzocchi dg Credem 4.725.000
23. Gioacchino Paolo Ligresti vp Premafin, c Fondiaria-Sai, vp Milano, p Immobiliare Lombarda 4.610.000, c Impregilo 13.288 TOTALE 4.623.288
24. Giulia Ligresti p Premafin, vp Fondiaria-Sai 4.410.000 c Pirelli 50.000, c Telecom Italia Media 60.000 TOTALE 4.520.000
25. Pier Francesco Guarguaglini p e ad Finmeccanica 4.230.000
26. Alberto Lina ad e dg Impregilo fino al 13 luglio 2007 3.761.000, vp Sirti fino al 16 novembre 2007 115.500 TOTALE 3.876.500
27. Tiberto Ruy Brandolini d’Adda vp Ifil, c Fiat e cariche in società controllate 426.000, p e dg Sequana Capital 3.360.000 TOTALE 3.786.000
28. Giovanni Perissinotto ad e dg Generali 3.524.851, cdg Intesa Sanpaolo 150.000, c Pirelli 50.000 TOTALE 3.724.851
29. Sergio Balbinot ad e dg Generali 3.662.000
30. Francesco Trapani ad Bulgari 3.612.000
31. Giovanni Castellucci ad e dg Atlantia e ad Autostrade per l’Italia 3.440.140, vp Impregilo 83.064 TOTALE 3.523.140
32. Corrado Passera ad e dg Intesa Sanpaolo 3.503.000, c Rcs 19.000 TOTALE 3.522.000
33. Pietro Modiano dg vicario Intesa Sanpaolo 3.505.000
34. Maurizio Costa vp e ad Mondadori 3.330.800
35. Fedele Confalonieri p Mediaset 3.305.000
36. Vittorio Merloni p Indesit 3.253.000, c Telecom Italia fino al 16 aprile 2007 34.000 TOTALE 3.287.000
37. Fulvio Conti ad e dg Enel 3.102.582
38. Umberto Quadrino ad Edison 3.042.000
39. Corrado Faissola ad ex Banca Lombarda e vp Ubi banca 3.033.000
40. Alberto Nagel dg Mediobanca 3.000.000
41. Nereo Dacci ad Banco di Desio e cariche in controllate 2.986.573
42. Paolo Scaroni ad e dg Eni 2.785.000, c Generali dal 28 aprile 2007 105.850 TOTALE 2.890.850
43. Enrico Marchi p Save 2.855.027
44. Antonio Talarico ad e dg Immobiliare Lombarda, vp Fondiaria-Sai, c Milano TOTALE 2.827.615
45. Giorgio Zappa dg Finmeccanica 2.751.000
46. Roberto Tunioli vp e ad Datalogic 2.624.000, c Interpump 55.000 TOTALE 2.674.000
47. Roberto Cera c Atlantia 55.000, consulenze per il gruppo allo studio legale Bonelli Erede Pappalardo di cui è socio 2.611.264 TOTALE 2.666.264
48. Andrea Guerra ad Luxottica 2.602.000, c Parmalat 36.000 TOTALE 2.638.000
49. Aureliano Benedetti p Cassa risparmio Firenze 2.633.200
50. Massimo Moratti ad Saras 2.536.000, c Pirelli 50.000, c Telecom Italia fino al 16 aprile 2007 34.000 TOTALE 2.620.000
51. Carlo Pesenti c e dg Italmobiliare 2.542.440, c Rcs 38.000 TOTALE 2.580.440
52. Gian Marco Moratti p Saras 2.536.000
53. Francesco Micheli dg Intesa Sanpaolo 2.503.000
54. Emilio Zanetti p ex Bpu e p cdg Ubi banca 2.421.000
55. Marco Sala dg Lottomatica 2.401.851
56. Giuliano Adreani ad Mediaset 2.376.270
57. Jean-Claude Blanc ad e dg Fc Juventus 2.374.000
58. Giuliano Zuccoli p e ad Aem 1.378.996, p Edison 806.000, c Credito Valtellinese 171.000 TOTALE 2.355.996
59. Pier Giorgio Romiti ad e dg Gemina fino al 7 maggio 2007 2.351.912
60. Fabio Innocenzi ad ex Bpvn e Banco Popolare 2.286.000, vp Banca Italease fino all’8 settembre 2007 45.000 TOTALE 2.331.000
61. Antonio Vigni dg Banca Mps 2.325.650
62. Claudio De Conto dg Pirelli 2.279.000, c Rcs 19.000 TOTALE 2.298.000
63. Vittorio Tabacchi p Safilo 2.285.000
64. Vittorio Di Paola p Astaldi 2.209.885 (oltre ad azioni gratuite per 904.993 euro)
65. Gabriele Del Torchio ad Ducati da maggio 2007 2.187.000
66. Franzo Grande Stevens c Ifi e Ifil 7.000, prestazioni professionali a Ifil e Fiat per 2.150.000, c Campari 12.500 TOTALE 2.169.500
67. Federico Minoli p e ad Ducati fino al 21 maggio 2007 2.150.921
68. Gianluigi Gabetti p Ifil e c Ifi 1.785.000, c Mediobanca 353.000 TOTALE 2.138.000
69. Giovanni Battista Mazzucchelli dg Cattolica dal 1° maggio 2007 2.038.794
70. Maurizio Monteverdi ad Gabetti 2.022.863
71. Antonio Perricone ad e dg Rcs 2.000.000
72. Carlo Barel di Sant’Albano ad e dg Ifil 1.993.000
73. Marco Milani ad Indesit 1.961.149
74. Dieter Rampl p Unicredit 1.567.000, c Mediobanca 342.000 TOTALE 1.909.000
75. Roberto Colaninno p Immsi 467.178, p e ad Piaggio 1.040.000, c Mediobanca 366.000 TOTALE 1.883.178
76. Bruce Turner ad Lottomatica 1.879.319
77. Enrico Parazzini dg Telecom Italia e presidente T.I Media 1.869.000
78. Claudio Gottardi ad Safilo 1.863.000
79. Domenico Bosatelli p Gewiss 1.818.000
80. Ugo Ruffolo ad e dg Alleanza 1.800.000
81. Lino Moscatelli dg Cassa risparmio Firenze 1.781.768
82. Guido Leoni ad Banca popolare Emilia-Romagna 1.668.000, vp Meliorbanca 100.000 TOTALE 1.768.000
83. Luigi Francavilla vp Luxottica 1.753.245
84. Carlo Salvatori ad Unipol 1.752.000
85. Cesare Romiti p Impregilo fino al 3 maggio 2007 1.717.000 (di cui 1.275.000 indennità di fine carica)
86. Vincenzo Visone ad Campari fino al 24 aprile 2007 1.646.044
87. Valerio Battista ad Prysmian 1.643.914
88. Giuseppe Grassano dg Banca popolare Intra fino al 29 aprile 2007 1.630.000
89. Roberto Chemello c esecutivo Luxottica 1.629.000
90. Andrea Riffeser Monti p e ad Monrif, vp e ad Poligrafici editoriale 1.628.640
91. Carmine Lamanda dg Capitalia fino al 30 settembre 2007 1.606.000
92. Rodolfo De Benedetti c Cofide 117.000, ad e dg Cir 1.486.000 TOTALE 1.603.000
93. Luciano Benetton p Benetton 1.600.000
94. Luca Majocchi ad Seat pg 1.570.000
95. Stefano Cao dg Eni 1.487.000, c Telecom Italia 107.000 TOTALE 1.594.000
96. Marco Giovannini p e ad Guala Closures 1.526.000, c Ducati 21.575 TOTALE 1.547.575
97. Leonardo Del Vecchio p Luxottica 1.357.546, c Generali 101.850, p Beni Stabili fino al 27 giugno 2007 72.000 TOTALE 1.531.396
98. Olivier De Poulpiquet c e dg Investment Pirelli Re 1.544.179
99. Mario Ciliberto c esecutivo Cementir Holding 1.507.000
100. Pietro Giuliani p e ad Azimut Holding 1.490.000

La classifica è tratta da "La paga dei padroni", di Gianni Dragoni e Giorgio Meletti
12月6日

Gelli promuove Berlusconi «Il programma P2 è fatto» Leggete tutto per favore. Informatevi, diffondete, riflettete, reagiamo!

DUE INTERVISTE Il gran maestro a ruota libera
Alessio Marri
ROMA
Il manifesto  5-12-08
È un ritorno in grande stile quello del gran maestro Licio Gelli. Una campagna mediatica degna dell'appellativo «Propaganda2», la loggia massonica segreta che per più di quarant'anni ha condotto personalmente segnando direttamente e indirettamente la vita democratica del paese. Due interviste lanciate nello stesso giorno, con toni e accenti diversi ma sempre agghiaccianti nei contenuti: «Con la P2 avevamo in mano l'Italia - ha dichiarato con fare sicuro ai microfoni di Klaus Davi - Con noi c'era l'Esercito, la Guardia di Finanza, la Polizia».
Appena escono le agenzie è bufera politica. Gelli ha spaziato su tutto. Dalla scuola, dove richiede la «mano forte come Scelba» per reprimere le contestazioni, ai sindacati: «Dove ho lavorato avevo i sindacati a libro paga», altrove «hanno impoverito l'Italia». Ce n'è pure per l'autore di Gomorra, Roberto Saviano: «Penso che abbia scritto solo per farsi pubblicità, è solo un costo per lo stato che deve proteggerlo». Berlusconi deve andare avanti anche «senza dialogo con le minoranze» e promuove la sua strategia politica basata su «una ragnatela capillare» che controlla e comanda l'Italia. Aggredisce il partito democratico («dovrebbe sparire»), provocando le timide reazioni del suo leader Walter Veltroni: «Sono onorato dai suoi attacchi». C'è chi chiede alla maggioranza di dissociarsi dalle parole di Gelli. Ma la richiesta cade nel vuoto.
Il gran maestro non teme nulla, e mostra il suo raffinato intendere di mezzi di comunicazione sovrapponendo l'intervista di «Klauscondicio» a quella più approfondita rilasciata a Pandora, il nuovo progetto televisivo promosso da Giulietto Chiesa, parlamentare europeo schieratosi tra le fila degli indipendenti. Di fronte alle domande di Udo Gumpel, giornalista tedesco direttore del network realizzato grazie a una raccolta fondi popolare, e Willan Philip, autore de L'Italia dei poteri occulti, il «venerabile» della P2 si confida ininterrottamente per più di mezz'ora: «Gli extracomunitari? Io non li accoglierei nei centri di permanenza temporanea ma in veri e propri campi di concentramento da cui rispedirli nel loro paese». Attraverso i suoi racconti si rivive la storia d'Italia. Dagli inizi nella P2 alla sua fede mai ripudiata nel fascismo e in special modo nella figura di Mussolini. («Tutti gli Italiani dovrebbero rimpiangere il fascismo, perché sotto Mussolini c'era serenità, lavoro e sicurezza»). È un Gelli tronfio del suo operato quello che si vanta della piena realizzazione del suo «Progetto di rinascita democratica». «O quasi - aggiunge - manca solo la divisione delle carriere giudiziarie, io ho sempre sostenuto che pm e giudici si debbano odiare. Mi sono battuto a lungo affinché nella selezione del personale fosse inserita una visita psichiatrica». E poi la spara grossa: «Prima di renderli operativi, ai giudici farei passare una settimana in carcere, per rendersi conto che non possono sbattere in galera gli imputati solo per teoremi accusatori, ma con prove concrete».
Per Giulio Andreotti la stima è manifestata in più occasioni: «È un grandissimo statista, con il suo umorismo al momento opportuno ha salvato l'Italia». E ancora: «Un'amicizia lontana, in quegli anni tutti lo avrebbero chiamato per un'operazione commerciale». Poi rivela un interessante particolare sul funzionamento degli aiuti al Sud : «In Toscana c'erano i sindacati e mi serviva spostare a sud le mie imprese della Permaflex - aggiunge quasi con il ghigno Gelli - dovevo scegliere un paese incluso nella legge della Cassa del Mezzogiorno e scelsi Frosinone, collegio di Andreotti».
E i rapporti con i socialisti? Su Craxi e Andreotti fece da «paciere». Per Martelli invece «salvai il partito socialista» con un'intermediazione speciale: «L'allora Psi era indebitato con il Banco Ambrosiano per 16 miliardi e per 5 con il Monte dei Paschi - spiega soddisfatto Gelli - l'Eni di Mazzanti aveva tremila miliardi depositati nelle banche, Calvi (presidente dell'Ambrosiano e trovato suicidato sotto un ponte di Londra, ndr) disse di portare mille miliardi nelle sue casse in modo da risanare il partito socialista con gli interessi». A quel punto «Martelli mi scrisse su una busta della camera dei deputati il numero del conto e la storia finì lì».
Si parla anche di Silvio Berlusconi, della sua iniziazione, del come e quanto la P2 contribuì alla sua ascesa, ma Licio Gelli solo su questo punto preferisce glissare: «La nostra selezione avveniva su persone che erano già affermate, non con chi doveva ancora fare carriera». E cambia argomento. «La nostra società vive un momento molto difficile, le Chiese sono tutte vuote e la famiglia è in crisi».«Le donne in politica? Troppe nel governo! E non sono d'accordo, la massaggiatrice di Berlusconi è passata alla camera dei deputati». Il sessismo si spreca: «Donne ministre? Assolutamente no! Neanche sottosegretarie. Ne tanto meno poliziotte o soldatesse. La donna deve occuparsi della famiglia». Giusto il tempo di un'ultima battuta sull'elezione di Obama a presidente degli Stati uniti d'America: «Se lo nominano davvero lo fanno fuori dopo quattro cinque mesi». Ma prima, a Klaus Davi, aveva detto anche di peggio: «Adesso i neri potranno vendicarsi dei bianchi».

12月3日

Il Papa: essere gay resti illegale. Uguaglianza e solidarietà cristiana

LE CHIAVI DI SAN PIETRO DIRITTI NEGATI L'iniziativa, proposta dalla Ue alle Nazioni unite, dovrebbe essere presentata il 10
 
Il rappresentante della Santa Sede presso l'Onu: «Tutelare gli omosessuali potrebbe comportare il riconoscimento di nuovi diritti come il matrimonio. E discriminare gli Stati che non li ammettono» Il Vaticano contro una depenalizzazione universale dell'omosessualità
Leo Lancari
ROMA
«Non depenalizzate l'omosessualità». L'appello arriva dal Vaticano che ieri ha duramente criticato l'iniziativa con cui la Francia si prepara a chiedere alle Nazioni unite, a nome dei 25 paesi dell'Unione europea, la cancellazione del reato di omosessualità in tutti quei Paesi, in tutto 91, in cui è ancora in vigore. Ad attaccare la proposta, che si basa su un principio fondante dell'Unione europea come l'uguaglianza dei diritti tra le persone a prescindere dalla nazionalità di origine, dalla religione e dall'orientamento sessuale, è stato ieri monsignor Celestino Migliore, rappresentante della Santa Sede proprio presso le Nazioni unite. Parlando all'agenzia francofona I.Media, l'alto prelato ha spiegato come la Chiesa sia contraria alle discriminazioni nei confronti dei gay «ma - ha aggiunto - qui la questione è un'altra. Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di Paesi, si chiede agli Stati e ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette contro la discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni».
La paura del Vaticano, in sostanza, è quella che abolendo il reato di omosessualità si possa poi automaticamente arrivare al riconoscimento di nuovi diritti, come ad esempio la possibilità per due persone dello stesso sesso di sposarsi. E per far capire quali rischi, secondo il Vaticano, questo potrebbe portare, monsignor Migliore spiega: «Per esempio gli Stati che non riconoscano l'unione tra persone dello stesso sesso come 'matrimonio' verranno mesi alla gogna e fatti oggetti di pressioni».
Il Vaticano sembra dunque preoccuparsi più delle eventuali pressioni che gli Stati inadempienti potrebbero ricevere, della possibilità concreta per un omosessuale di essere punito con il carcere, o peggio con la morte.
L'iniziativa francese per la depenalizzazione universale dell'omosessualità è stata annunciata nel maggio scorso in occasione della giornata internazionale contro l'omofobia dal segretario di Stato ai diritti umani Rama Yade. «Un'iniziativa europea - spiegò in quell'occasione Yade - che sarà portata davanti all'assemblea generale delle Nazioni unite durante il semestre francese di presidenza», e che dovrebbe attuarsi il prossimo 10 dicembre in occasione del 60esimo anniversario della dichiarazione dei diritti umani. Proprio l'avvicinarsi della scadenza ha spinto il Vaticano a scendere in campo in maniera così pesante.
Per quanto poco discusso, quello delle discriminazioni nei confronti dei gay è un tema attualissimo. Sono ben 91, infatti, i Paesi in cui amare una persona dello stesso sesso è considerato un reato e in ben sette di questi (Iran, Mauritania, Sudan, Emirati Arabi Uniti, Yemen, Arabia Saudita e Nigeria) viene punito con la pena di morte.
Senza arrivare a questi casi estremi, più frequenti sono i casi di insulti nei confronti degli omosessuali. A partire proprio dalla Francia dove, nonostante alcune leggi avanzate come i Pacs, che consentono l'unione tra persone dello stesso sesso, gli attacchi non mancano. Come dimostrano gli insulti di Christian Vanneste, deputato dell'Ump, il partito del presidente Sarkozy, che per spiegare la sua contrarietà a un disegno di legge che punisce chi offende i gay, nel 2004 spiegò come l'omosessualità sia «inferiore all'eterosessualità e, se diffusa universalmente, pericolosa per l'umanità». Condannato nel gennaio del 2007, Vanneste si è visto annullare la condanna il 12 novembre scorso dalla Corte di cassazione francese.
La posizione espressa da monsignor Migliore non convince Rocco Buttiglione, propenso più a credere una errore da parte delle agenzie di stampa. «Non mi risulta che la Chiesa cattolica sia contraria alla depenalizzazione del reato di omosessualità», ha commentato infatti il deputato dell'Udc. dure, invece, tutte le altre reazioni. «parole gravissime», per il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero, mentre per l'Arcigay la posizione del Vaticano si prefigura come un vero e proprio atto di condanna a morte contro i milioni di gay di lesbiche che hanno la sfortuna di abitare in paesi sanguinari». E Imma Battaglia, leader dei diritti delle persone gay, promette: «Se necessario siamo pronti a manifestare anche in Vaticano».

11月25日

Che banda di criminali. Elettori predetevi le vostre responsabilità

21/11/2008

Tagli alla Cooperazione: a rischio i programmi dell'UNICEF a tutela di milioni di bambini

 
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L'allarme alla vigilia della Giornata Nazionale sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza

19 novembre 2008 - Il Presidente dell'UNICEF Italia, Vincenzo Spadafora, denuncia tagli pesanti nei fondi della Cooperazione destinati all'UNICEF e alle altre Organizzazioni delle Nazioni Unite da parte del Governo italiano.

«Gli 89 milioni di euro previsti per l'aiuto multilaterale nel 2009, un terzo di quanto erogato nel 2008, comporterebbero» afferma Spadafora «un taglio senza precedenti ai fondi UNICEF per l'infanzia, ponendo l'Italia al penultimo posto, nell'ambito del G8, nella graduatoria dei Governi donatori UNICEF, con conseguenze enormi sulle attività che l'UNICEF realizza a favore dei bambini di tutto il mondo.
 
L'Italia ha sempre svolto un ruolo importante negli aiuti umanitari: non a caso le donazioni dei cittadini italiani all'UNICEF, nonostante la crisi che il nostro Paese sta attraversando, sono costanti, segno di un'attenzione forte dell'opinione pubblica italiana sui temi dell'infanzia e del futuro delle nuove generazioni.
 
È paradossale che invece sia proprio il Governo a fare un passo indietro, perdendo credibilità, anche a livello internazionale, proprio alla vigilia di una celebrazione dedicata ai bambini
 
In una lettera inviata ieri al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e al Ministro degli affari esteri Franco Frattini, il Presidente dell'UNICEF Italia Vincenzo Spadafora chiede urgentemente il ripristino dei fondi a favore dei progetti dell'UNICEF per i bambini di tutto il mondo.

Il Presidente dell'UNICEF Italia esprime apprezzamento per l'approvazione avvenuta oggi in Consiglio dei ministri del Disegno di legge sul Garante nazionale per l'infanzia e l'adolescenza: «Verificheremo i contenuti del Disegno di legge e comunque auspichiamo che sia nominata una personalità di alto profilo, indipendente e autonoma e che il nuovo ufficio del Garante sia realmente dotato di poteri e risorse adeguate alle sue funzioni

 
 
11月22日

Il bel (ma amaro) paese - parte 6

Governo più che mai contro i lavoratori. Leggette tutto per favore. Informatevi, diffondete, riflettete, reagiamo!!
 
Il Manifesto    21 novembre 2008
 
CRACK DEI CRACK
Se c'è la crisi, addio diritti
Con un emendamento seminascosto nel «decreto infrastrutture» il governo generalizza a tutte le aziende in amministrazione controllata la «norma Alitalia» che cancella la clausola sociale (l'art. 2112 del codice civile). Quella per cui chi viene ceduto insieme al «ramo d'azienda» mantiene comunque livello salariale e inquadramento contrattuale. Protestano Cgil, il Pd e Rifondazione. E' la conferma che il governo affronta la crisi lasciando mano libera all'impresa e comprimendo il mondo del lavoro. Tutta mat
Francesco Piccioni

A pensar male si fa peccato, spiegava Andreotti, ma ci si prende quasi sempre. Con questo governo, però, scompare persino il «quasi». Ieri l'aula del Senato ha approvato un emendamento presentato dal governo che estende a tutte le aziende a rischio di insolvenza il regime «eccezionale» ideato per gestire la vendita di Alitalia a un gruppo di imprenditori disponibili a improvvisarsi per qualche mese «compagnia aerea».
Si discuteva della trasformazione in legge del «decreto infrastrutture» del 23 ottobre di quest'anno, che doveva occuparsi di misure di sostegno all'autotrasporto, quando è stato aggiunto - all'articolo 3 - un breve testo come «disposizione in tema di imprese in amministrazione straordinaria». Con il quale si annulla di fatto l'art. 2112 del codice civile, la cosiddetta «clausola sociale», per cui un lavoratore il cui «ramo d'azienda» viene ceduto ad altra società, mantiene comunque inquadramento contrattuale e livelli retributivi goduti in precedenza. Si tratta di una tutela comunque imperfetta, aggirata decine di volte nella gestione pratica di numerose crisi aziendali; ma di una tutela impugnabile in sede giudiziaria.
Ora, invece, non esiste più per tutte le quelle aziende che si trovano in «amministrazione controllata» e debbono perciò cedere interi comparti per «fare cassa». Il caso più noto è quello della vendita della «parte buona» di Alitalia alla Cai di Roberto Colaninno. Per la quale sono state in un colpo solo congelate sia le regole antitrust che l'applicazione della 2112. In pratica, come spieghiamo da due mesi, i lavoratori vengono tutti licenziati e messi in cassa integrazione (e Alitalia chiude), mentre la nuova società li assume ex novo sulla base di contratti completamente diversi, sia per quanto riguarda l'organizzazione del lavoro che per i livelli salariali.
La mossa è gravissima, anche perché passa quasi sotto silenzio sui grandi media. Decine di migliaia di lavoratori ne saranno colpiti, nelle crisi a cascata che si vanno moltiplicando ogni giorno. E' un modo di scaricare i costi della crisi completamente su chi lavora, garantendo alle imprese quella «mano libera» che non si riesce a far passare come «riforma del modello contrattuale».
Persino due antesignani della riduzione delle tutele dei lavoratori dipendenti, come Tiziano Treu e Pietro Ichino, ora parlamentari del Pd, hanno mostrato parecchio disagio. Il primo, titolare di quel famoso «pacchetto» che ha introdotto la maledizione perenne dei contratti precari («atipici», fu scritto), ha evidenziato come «mentre tutta Europa si sta interrogando sulla necessità di prevedere sistemi di garanzie per i lavoratori nei casi di cambiamenti degli assetti azionari e di trasferimenti, il governo italiano approva una norma che va contro le elementari necessità di giustizia sociale». Il secondo, più freddamente, la giudica un'operazione «sicuramente destinata ad essere cassata dalla Corte di giustizia», ed «espone lo Stato italiano ad una sanzione» comunitaria.
Paolo Ferrero, segretario nazionale Prc, parla di «un governo contro i lavoratori. Com'era evidente, Alitalia è stata usata come un grimaldello per scardinare le tutele del lavoro». Sul piano politico, invece, «si chiarisce la principale differenza tra i Berlusconi del 2001 e quello di oggi; allora pianificava e annunciava le misure che voleva mettere in pratica - come l'art.18 - ora invece usa le crisi per snaturare tutto quello che può. L'ha fatto con i rifiuti, usando l'esercito e la giurisdizione, con l'Alitalia, con l'esercito nelle città sulla 'sicurezza'».
Giudizio simile arriva anche dalla Cgil, con i segretari confederali Fulvio Fammoni e Fabrizio Solari, per i quali «è l'esatto contrario di quello che sarebbe necessario fare a fronte della straordinaria profondità della crisi e alle evidenti tensioni occupazionali». Evidente anche la forzatura istituzionale per cui si «utilizza un contenitore legislativo estraneo al tema per inserire norme che penalizzano l'occupazione e i diritti dei lavoratori».
L'assemblea di palazzo Madama ha comunque dato il via libera all'intero provvedimento, che ora passa all'esame della Camera. Il tempo per fermare questa norma odiosa non è molto, ma è certamente materia in più per lo sciopero generale che si terrà il 12 dicembre. Cominciando magari ad alzare da subito la voce.

 
11月4日

JOHN MCCAIN CONTRO BARAK OBAMA: COSA CAMBIA PER L’AMERICA LATINA

JOHN MCCAIN CONTRO BARAK OBAMA: COSA CAMBIA PER L’AMERICA LATINA

Di Gennaro Carotenuto
(04 novembre 2008)

Oggi gli Stati Uniti eleggono il successore di George Bush. Che vinca John McCain o che vinca Barak Obama sarà un’impresa far peggio dell’uomo che ha organizzato golpe, visto instaurare governi progressisti in tutto il continente e che ha visto rifiutare l’ALCA e il fondomonetarismo e crescere la pianta dell’integrazione latinoamericana che per duecento anni gli Stati Uniti avevano avversato con successo. McCain vuole il ritorno al buon vicinato mentre per Obama è finita l’epoca dei cow-boy. Obama non è mai stato in America latina, che però fa il tifo per lui, mentre McCain negli anni ’80 è stato coinvolto da Ronald Reagan nella guerra sporca in Centro America.

CUBA John McCain si dichiara, al contrario di Obama, un conoscitore dell’America latina e come slogan per la sua politica dichiara di voler comportarsi da “vero vicino”. Eppure i suoi primi passi sono stati all’insegna della continuità come scegliere Adolfo Franco, cubano-statunitense e funzionario della USAID come responsabile delle questioni latinoamericane. Si è circondato inoltre dei soliti Otto Reich e Díaz Balart, tutti nomi noti e ossessivamente pescati nella Florida dell’esilio cubano. Quindi le relazioni con l’America latina per John McCain partono dallo stroncare Cuba, esattamente come è stato per Dwight Eisenhower, John Kennedy, Lyndon Johnson, Richard Nixon, Gerald Ford, Jimmy Carter, Ronald Reagan, George Bush padre, Bill Clinton e George Bush figlio. Rispetto all’isola il suo rivale democratico si differenzia in maniera notevole. Considera che non si può continuare a ripetere la stessa politica fallimentare per 50 anni senza modificarla mai. La prima misura dovrebbe essere quella di liberalizzare i viaggi a Cuba per i cubano-statunitensi (oggi ne è permesso uno ogni tre anni) e rendere più facile l’invio di rimesse nell’isola. Tuttavia per Obama un’eventuale ristabilimento delle relazioni è molto lontano e condizionato da cambiamenti concreti nell’isola.

GOVERNI INTEGRAZIONISTI Adolfo Franco non va per il sottile. Per lui i governi integrazionisti, in particolare quelli di Venezuela, Bolivia Nicaragua ed Ecuador sono “antidemocratici che preoccupano John McCain”. Otto Reich invece minaccia la sospensione dell’importazione di greggio dal Venezuela. Il principale consigliere di Barak Obama per l’America latina è Frank Sánchez, che fu già inviato speciale di Bill Clinton per le Americhe e sottosegretario ai trasporti. Nonostante Sánchez sia nato in Florida non è di origini cubane ma spagnole. La prima preoccupazione per lui è fugare l’idea che il fatto che Obama non si sia mai occupato della regione voglia dire disinteresse: “Bush è andato molte volte (ben nove, ndr), ma non per questo ha evitato che prendesse spazio un demagogo come Hugo Chávez e che la nostra influenza nella regione decadesse”. Obama ha più volte fatto intendere, ricambiato da Chávez, che è disposto a dialogare a patto che cessino i toni antiamericani.

COLOMBIA Barak Obama è perplesso per motivi sindacali interni sul Trattato di Libero Commercio tra Stati Uniti e Colombia ma considera la Colombia l’alleato chiave degli Stati Uniti. Appoggia il Plan Colombia, investirà ancora più soldi in questo anche se si aspetta un miglioramento della legalità nel paese. McCain appoggia sia il Plan Colombia che il TLC nella continuità piena con Bush.

MESSICO McCain appoggia fortemente il governo di Felipe Calderón e il nuovo piano energetico che privatizza il petrolio. Appoggia inoltre l’iniziativa Merida, il Plan Colombia messicano, che finanzia con un miliardo e mezzo di dollari la “sicurezza”. Se McCain non mette in discussione il TLC di libero commercio Obama vorrebbe parzialmente revisionarlo. Nonostante Obama appaia molto preoccupato dalla lotta alla droga, la guerra tra narcos in Messico non è stata oggetto della campagna.

IMMIGRAZIONE Se rispetto ai governi integrazionisti la posizione di McCain non si discosta da quella di George Bush, il punto di discontinuità con l’amministrazione uscente appare essere quello dell’immigrazione. Per McCain il trattamento degli immigrati sarebbe un problema di diritti umani per il quale vanno cercate forme di tolleranza anche verso i settori informali dell’economia. Va quindi cercata una soluzione condivisa con il partito democratico al problema, nonostante ciò comporti per lui un indebolimento sul fianco destro dell’opinione pubblica. Più chiaro appare il suo rivale. Obama dichiara che l’immigrazione non fa parte del piano dei suoi primi cento giorni, il che lascia intendere che non sia una primissima priorità, ma afferma che il percorso degli immigrati deve portare alla piena cittadinanza degli stessi.

In conclusione è difficile affermare che l’America latina sia centrale nei programmi dei candidati, che pure affermano di cercare migliori relazioni. John McCain appare continui sta, Obama timidamente innovatore. Mancano poche ore per sapere chi sarà il presidente ma quattro anni per tirare le somme.

10月26日

La notizia che non ti aspetti

26 ottobre

L'arcivescovo di Monaco di Baviera: Nella sua analisi del capitalismo Karl Marx aveva visto giusto

Nella sua analisi del capitalismo Karl Marx aveva visto giusto. A sostenerlo in un'intervista al settimanale 'Der Spiegel' e' un suo omonimo, l'arcivescovo di Monaco di Baviera e Freising, Reinhard Marx, 55 anni, elevato alla porpora lo scorso anno da Benedetto XVI. Il porporato manda a giorni in libreria un suo libro dal titolo "Il capitale - Una difesa dell'uomo", che contiene all'inizio una lettera indirizzata al fondatore del comunismo. Nell'intervista Reinhard Marx spiega che "bisogna prendere sul serio" il filosofo di Treviri, ed aggiunge che "e' un errore considerarlo morto, come pensano in molti. Il movimento marxista ha cause reali e pone questioni giustificate".

L'arcivescovo di Monaco dichiara che "poggiamo tutti sulle spalle di Marx, perche' aveva ragione. Nella sua analisi della situazione del XIX secolo ci sono punti inconfutabili". Alla domanda se bisogna chiedere scusa a Marx per averlo spedito nel dimenticatoio, il porporato risponde: "Gia' fatto, noi con l'etica sociale della Chiesa non abbiamo mai confuso l'opera filosofica di Marx con Stalin ed i Gulag. Non si puo' attribuire a Marx cio' che hanno fatto i suoi epigoni. Lui ha bene analizzato il carattere di merce del lavoro e previsto la mercificazione di tutti i settori della vita".

Quando gli viene chiesto se il comunismo sia definitivamente sparito dalla faccia della terra con il crollo dell'Urss, Reinhard Marx risponde: "Niente affatto, poiche' vediamo che Marx sta rivivendo adesso una rinascita (come conferma la triplicazione delle vendite in Germania del primo volume del 'Capitale', ndr). Una cosa e' chiara, con il tipo di capitalismo ereditato dalla Seconda Guerra Mondiale non andiamo lontano". Per sgombrare comunque il campo da possibili equivoci, Reinhard Marx precisa di non essere marxista, ma auspica una societa' con un'economia "basata su principi etici. Da questo punto di vista la dottrina sociale della Chiesa costituisce una critica del capitalismo. Un capitalismo senza un quadro etico e' nemico del genere umano".

10月25日

Intervista a Cossiga. Vedete comìè andata veramente la storia, e chi sono gli "spacca vetrine"

Da "GIORNO/RESTO/NAZIONE" di giovedì 23 ottobre 2008

INTERVISTA A COSSIGA «Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei» di ANDREA CANGINI - ROMA

PRESIDENTE Cossiga, pensa che minacciando l`uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato? «Dipende, se ritiene d`essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo.

Ma poiché l`Italia è uno Stato debole, e all`opposizione non c`è il granitico Pci ma l`evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figurac- cia».

Quali fatti dovrebbero seguire? «Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno».

Ossia? «In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...».

Gli universitari, invece? «Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».

Dopo di che? «Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».

Nel senso che...

«Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».

Anche i docenti? «Soprattutto i docenti».

Presidente, il suo è un paradosso, no? «Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che in- dottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».

E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero.

«Balle, questa è la ricetta democratica:

spegnere la fiamma prima che divampi l`incendio».

Quale incendio? «Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università.

E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale».

E` dunque possibile che la storia si ripeta? «Non è possibile, è probabile.

Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo».

Il Pd di Veltroni è dalla parte dei manifestanti.

«Mah, guardi, francamente io Veltroni che va in piazza col rischio di prendersi le botte non ce lo vedo. Lo vedo meglio in un club esclusivo di Chicago ad applaudire Obama...».

Non andrà in piazza con un bastone, certo, ma politicamente...

«Politicamente, sta facendo lo stesso errore che fece il Pci all`inizio del- la contestazione: fece da sponda al movimento illudendosi di controllarlo, ma quando, com`era logico, nel mirino finirono anche loro cambiarono radicalmente registro.

La cosiddetta linea della fermezza applicata da Andreotti, da Zaccagnini e da me, era stato Berlinguer a volerla... Ma oggi c`è il Pd, un ectoplasma guidato da un ectoplasma. Ed è anche per questo che Berlusconi farebbe bene ad essere più prudente».

CONFRONTO «Ieri un Pci granitico oggi Pd ectoplasma Perciò Berlusconi dev`essere prudente» [.]

10月17日

Yoko Onan

Vignetta di Roberto CorradiOra d'aria
l'Unità, 17 ottobre 2008

17 ottobre 2008, in Marco Travaglio

Mi scuso per l'intrusione, ma siccome sono diventato il condannato più famoso d'Italia, vorrei dire qualcosa anch'io sulla sentenza della giudice Di Gioia che, in primo grado, ha ritenuto diffamatorio per Cesare Previti un mio pezzo pubblicato nel 2002 sull'Espresso, in cui Previti era citato in mezza riga. Anzi, non sulla sentenza, che non c'è ancora (verrà depositata tra 60 giorni) e che comunque, più che commentata, andrà appellata nella speranza che sei occhi in Corte d'appello vedano meglio dei due del giudice monocratico. Vorrei dire qualcosa su tutto ciò che l'ha accompagnata. Perché, come sono certo di non aver diffamato nessuno, men che meno Previti (reato impossibile), non sono altrettanto sicuro che le cronache dedicate alla sentenza, a reti ed edicole unificate, non siano diffamatorie.

Cito dal Tg1, che di solito non dà notizia delle condanne non solo dei giornalisti, ma nemmeno dei ministri, parlamentari, banchieri, imprenditori, e gabella le prescrizioni di Berlusconi e Andreotti per assoluzioni, ma ha riscoperto i piaceri della cronaca giudiziaria giusto in tempo per me: "Marco Travaglio è stato condannato a 8 mesi di reclusione, pena sospesa, per aver diffamato l'ex deputato Previti. Il processo, celebrato a Roma, riguardava un servizio sull'Espresso… Travaglio dovrà risarcire Previti con 20 mila euro". Manca solo un piccolo dettaglio: la sentenza è di primo grado. Avesse riguardato chiunque altro, i Raiotti avrebbero precisato che verrà appellata e dato la parola all'imputato per dire che nessuno è colpevole fino a condanna definitiva. Non ho avuto questa fortuna. Così il Tg1, informando sulla mia presunta diffamazione, è riuscito a diffamare me. Complimenti e grazie. Ora attendo che il Tg1 fornisca alla Nazione tutta i nomi dei suoi giornalisti condannati negli ultimi anni, in primo, secondo, o eventualmente terzo grado. Così come mi auguro che tutti i giornali che ieri han voluto dedicarmi tanto spazio, spalanchino gli archivi e facciano altrettanto. Ci sarà da divertirsi.

Casomai la cosa potesse interessare, il sottoscritto è giunto all'età di 44 anni con la fedina penale immacolata: sul mio Casellario giudiziale c'è scritto "Nulla". Il che naturalmente non significa che tutti i condannati definitivi per diffamazione siano dei diffamatori: questo genere di processi, per chi fa cronaca giudiziaria, sono incidenti di percorso quasi inevitabili anche per chi non sbaglia (e prima o poi sbagliamo tutti). Perché esistono tre tipi di diffamazione: quella di chi esprime opinioni critiche, ritenute dal giudice eccessive; quello di chi scrive fatti falsi; quello di chi scrive fatti veri, ma inseriti in un contesto negativo che il giudice, nella sua discrezionalità, ritiene diffamatori. Ora, quel che ho scritto sull'Espresso è vero: ho citato il verbale del colonnello del Ros Michele Riccio, che parlava (lui, non io, diversamente da quanto scritto dall'Unità) della presenza di Previti nello studio Taormina mentre si teneva una riunione per discutere certe faccende riguardanti Dell'Utri, senz'attribuire a Previti alcun ruolo nella riunione.
Dunque penso che la mia sentenza riguardi il reato del terzo tipo. Càpita, viste la genericità del reato di diffamazione e la carenza di cultura liberale nella giurisprudenza italiana, diversamente da quella europea (vedi sentenze della Corte di Strasburgo) e americana (il I emendamento taglia la testa al toro).

Non è stato sempre così: negli anni 80, Indro Montanelli fu condannato per diffamazione nei confronti di Ciriaco De Mita: un milione di lire di multa per avergli dato del padrino. Montanelli si appuntò al petto la condanna come una medaglia. L'altro giorno il pm aveva chiesto per me una multa di 500 euro. Il giudice l'ha ridotta a 100 e ci ha aggiunto, bontà sua, 8 mesi di reclusione. La pena media dell'omicidio colposo; la metà della pena inflitta a Previti per aver comprato il giudice del caso Mondadori; 3 mesi in meno degli anni affibbiati a Cesare Romiti per 100 miliardi di lire di falsi in bilancio Fiat (prima che il reato fosse depenalizzato); 2 mesi in più della pena patteggiata da Renato Farina per favoreggiamento nel sequestro Abu Omar.

A proposito dell'on. Farina, alias agente Betulla: ieri su Libero, sotto il titolo "La banda Santoro - Anche Travaglio finisce tra i pregiudicati", definisce "barbarie" la pena detentiva, ma poi mi rinfaccia di aver ricordato le condanne per diffamazione di Lino Jannuzzi. E scrive che usufruirò dell'indulto. Dunque "chi di spada ferisce…". Ma non sa quel che dice. Dell'indulto ha usufruito lui, visto che la sua pena patteggiata è definitiva. La mia è un primo grado (dunque pregiudicato lo dica a se stesso) e conto di farla cancellare nei gradi successivi: forse Betulla non sa che l'indulto si applica solo alle pene irrevocabili. Quanto a Jannuzzi, a parte il fatto che le sue condanne si riferiscono a notizie false (tipo i complotti delle toghe rosse contro Berlusconi e Andreotti "poi assolti"), ne ho parlato perché Jannuzzi è stato a lungo parlamentare (infatti ha avuto prontamente la grazia). Le condanne dei giornalisti sono fatti loro, quelle dei parlamentari sono fatti nostri. Sottili distinzioni ignorate anche dal biondo mèchato del Giornale, che ha sbattuto la mia sentenza in prima pagina, dopo aver nascosto le sue (una caterva di processi persi, con abbondanti risarcimenti dei danni ai pm di Mani Pulite per la balle diffamatorie che lui rovescia loro addosso da una vita). Il pover'ometto farnetica di "pregiudicato", "indulto", "prescrizione" e s'interessa appassionatamente alle mie ferie. Lui che era di casa ad Hammamet ai piedi di un celebre latitante pluripregiudicato e pluricorrotto, di cui è vedovo inconsolabile. Ecco, nemmeno Vallanzasca potrebbe mai accettare lezioni dalla Yoko Ono di Craxi.
(Vignetta di Roberto Corradi)
10月12日

I nuovi termini di Silvio e dei suoi vassalli

"La guerra è guerra, non missione di pace; il separatismo è separatismo, non federalismo fiscale; il razzismo è razzismo, non sicurezza; il monologo è monologo, non dialogo; l’inciucio è inciucio, non riformismo; il regime è regime, non governo di destra con cui dialogare; i mafiosi sono mafiosi e i corrotti corrotti, non vittime del giustizialismo; i processi sono processi, non guerra tra giustizia e politica; le leggi incostituzionali sono leggi incostituzionali, non risposte eccessive a problemi reali; Mangano era un mafioso e chi lo beatifica non «fa una gaffe»: è come lui."     Marco Travaglio
 
10月3日

Balla a Balla



Vignetta di Roberto CorradiOra d'aria

l'Unità, 2 ottobre 2008

di Marco Travaglio

L’altra sera, a “Porta a Porta”, Rosy Bindi e Di Pietro contro Gasparri e Verdini. A un certo punto, però, colpo di scena. Gasparri avverte Di Pietro: “Attento che Vespa di Giustizia se ne intende”. Qualcuno intravede un’allusione alla sua signora, la giudice Augusta Iannini, già intima di Squillante e dunque promossa da Castelli, Mastella e Angelino Jolie a direttore del ministero della Giustizia. Bruno Vespa, in arte Fede, capisce al volo: imparziale come sempre, si unisce al duo Pdl e comincia a pestare Di Pietro. Tre contro uno. Tema: i processi al Cainano: “Se Berlusconi - sostiene l’insetto - è un’anomalia, lo sono pure i 26 suoi processi, dai quali è sempre uscito assolto”. Pari e patta. Di Pietro prova a ricordare di averne avuti 33, di processi, ma lui si dimise da pm e da ministro per farsi giudicare (bella forza, era innocente), mentre il Cainano si assolve da sè depenalizzando i suoi reati e dimezzando la prescrizione con leggi ad personam.

Vespa, aspirante Ghedini, dice che “su 26 processi, 4 sono in corso, 4 sono finiti in prescrizione e 18 in assoluzione”. Tutti “successivi alla discesa in campo”. Parla di appena “4 leggi ad personam”. E sostiene che, per le tangenti alla Guardia di Finanza, “Berlusconi è stato assolto con formula piena”, mentre “il caso di Lentini al Milan era analogo a quello di Dino Baggio alla Juve, ma Agnelli non fu nemmeno chiamato a testimoniare, mentre Berlusconi fu condannato”. Cinque balle in cinque frasi.
1) Le leggi ad personam sono 16: decreto Biondi, Tremonti, rogatorie, falso in bilancio, Cirami, Maccanico-Schifani, ex-Cirielli, Gasparri, salva-Rete4, Frattini, condoni fiscale e ambientale, Pecorella, bloccaprocessi, Alfano, prossimamente intercettazioni.
2) Prima della discesa in campo, Berlusconi era già stato indagato nel 1983 (poi archiviato) per traffico di droga e imputato nel 1989 per falsa testimonianza sulla P2 (colpevole, ma salvo grazie all’amnistia del 1990); nel 1992-93 vari manager del suo gruppo erano sott’inchiesta per i fondi neri di Publitalia e del Milan, tangenti a Dc, Psi e Cariplo. Come scrive il gip bresciano Carlo Bianchetti nel 2001, archiviando le denunce berlusconiane contro il pool di Milano: “L’impegno politico del denunciante e le indagini ai suoi danni non si pongono in rapporto di causa ed effetto; la prosecuzione di indagini già iniziate e l’avvio di ulteriori indagini collegate in nessun modo possono connotarsi come attività giudiziaria originata dalla volontà di sanzionare il sopravvenuto impegno politico dell’indagato”. Anzi, è probabile che sia sceso in campo per salvarsi dalle inchieste già aperte sul suo gruppo, prevedendo che sarebbero giunte fino a lui.
3) I processi al Cavaliere non sono 26, ma 15: 5 in corso (corruzione Saccà, corruzione senatori, corruzione giudiziaria Mills, fondi neri Mediaset, Telecinco in Spagna) e 10 già conclusi, più varie indagini archiviate (6 per mafia e riciclaggio, 2 per le stragi mafiose del 1992-’93, ecc.).

Nei 10 processi già chiusi, le assoluzioni nel merito sono solo 3: 2 con formula dubitativa (comma 2 art.530) per i fondi neri Medusa e le tangenti alla Finanza (“insufficienza probatoria”), 1 con formula piena per il caso Sme-Ariosto/1. Altre 2 assoluzioni - All Iberian/2 e Sme-Ariosto/2 - recano la formula “il fatto non è più previsto dalla legge come reato”: l’imputato se l’è depenalizzato (falso in bilancio). Per il resto: 2 amnistie per la falsa testimonianza sulla P2 e un falso in bilancio sui terreni di Macherio; e 5 prescrizioni, grazie alle attenuanti generiche, che si concedono ai colpevoli, non agli innocenti: All Iberian/1 (finanziamento illecito a Craxi), caso Lentini (falso in bilancio con prescrizione dimezzata dalla riforma Berlusconi), bilanci Fininvest 1988-’92 (idem come sopra), 1500 miliardi di fondi neri nel consolidato Fininvest (come sopra), Mondadori (corruzione giudiziaria del giudice Metta tramite Previti, entrambi condannati).

4) Dunque, per le mazzette alla Finanza, niente formula piena, ma insufficienza di prove.
5) Il caso Lentini non era affatto analogo al caso Baggio: Lentini fu pagato dal Milan con fondi neri extrabilancio (reato), Baggio con una donazione personale di Agnelli (non reato). E comunque, per Lentini, Berlusconi non è mai stato “condannato”. Ora non vorremmo che l’imparziale insetto dovesse risponderne all’Authority o, Dio non voglia, scusarsi in diretta. Ma non c’è pericolo: in tv deve scusarsi chi dice la verità, non chi racconta balle. Emilio Vespa è in una botte di ferro.
(Vignetta di Roberto Corradi)
9月20日

Tra un tg ed un altro abbiamo mai pensato che questo è vero?

"Dal crollo delle Torri il pericolo è il musulmano. Ma dal 2001 non un solo italiano, non UNO, è stato ucciso in Italia da un musulmano per motivi religiosi. La Lega vieta le moschee, luoghi di preghiera, ma non si preoccupa del dilagare della mafia e della droga al Nord".         Beppe Grillo
9月12日

La legge è uguale per tutti

"Il governo non censuri la stampa affinchè la stampa sia libera di censurare il governo"    Corte Suprema USA 1972