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7月30日 Schifani: innominabile, intoccabile, ingiudicabileRenato Schifani, presidente del Senato, ha citato il giornalista Marco Travaglio per un milione e trecentomila euro. Schifani vuole essere risarcito per presunti danni subiti a causa di un articolo di Travaglio e dell’intervista rilasciata allo stuoino Fabio Fazio nella trasmissione: “Che tempo che fa”. Travaglio ha citato dei contenuti del libro: “I complici” scritto da Lirio Abbate e Peter Gomez nel quale Schifani è menzionato più volte, per l’esattezza alle pagine 14, 70, 71, 72, 74,75, 77, 78, 80, 81, 82, 84. Lirio Abbate è sotto scorta a causa di minacce mafiose e il libro, uscito in prima edizione nel febbraio del 2007, non mi risulta sia stato ritirato. 7月24日 Libertà per gli assassini
7月23日 Parole ai fattiQuesta volta non voglio scrivre nulla. Chi mi conosce sa che amo la VERITA' in tutte le sue forme, quindi oggi lescio parlare ad un'altra persona. Questa persona è una delle tante "inciuciate" del nostro paese. Il video che segue è rivolto in particolare agli elettori del Partito democratico (?), spero che TUTTI gli italiani possano conoscere queste dichiarazioni.
7月20日 Auguroni NelloFinalmente hai raggiunto la tua laurea in giurisprudenza, noi speriamo che tu voglia trascorrere il resto della tua vita da magistrato anche se per noi rimarrai sempre “Nello l’avvocato”. Hai tutte le carte in regola per poter assumere questo incarico: sei abbastanza incazzato (o ragionevolmente incazzato) da poter combattere la mafia, sei un ottimo investigatore, ecc… Vabbè, avrei tante cose da dire, ma alle mie parole sostituisco le citazioni di tre grandi uomini che tu hai inserito nella tua tesi di laurea, così che tutti possano capire che uomo sei. Sei un amico per me, non cambiare mai, ti voglio bene.
"Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere,
La disperazione peggiore di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile
Corrado Alvaro
7月18日 Pensieri dal fronteTerrorismo: ricorso a metodi spietati ed illegali nella lotta politica. Questo vuol dire terrorismo, noi occidentali subito pensiamo alle due torri che crollano. Perché non viene ricordato come attentato terroristico quello di Hiroshima? Perché non viene ricordato tale un attentato della mafia? Terrorismo è chi incute terrore, incutono terrore anche Bush e Berlusconi con le loro politiche. Questo mondo è sottosopra, chi vince la guerra è sempre il buono e chi la perde il cattivo.
Pubblico un e-mail scritta dal grande Gino Strada per sua figli Cecilia, meditate per favore…
Cara Cecilia Spero tu riesca a leggere questa e-mail, oggi torno a casa, ho almeno mi metto in viaggio, mi sembra di essere via da un tempo lunghissimo, ho bisogno di casa. E’ stato un periodo difficile, passato tra stanchezza, rabbia, paura e soprattutto tristezza. La guerra rende tristi. I morti che non abbiamo potuto vedere, e quelli che abbiamo visto morire nei nostri ospedali. E i feriti… quante vita segnate, molte per sempre. Ci sarà chi ricorderà questi mesi per aver perso un occhio, o una mano, o entrambe, e chi non ricorderà niente per quella maledetta scheggia che gli ha toccato il cervello, e chi ricorderà tutto, ogni volta che si ritroverà ad arrancare su una carrozzina. Molte famiglie sono in lutto, molte stanno ancora soffrendo e molte sono in rovina, più povere di prima e con una bocca in più da sfamare. Più numerosi di prima sono gli orfani e le vedove. Ho visto le vittime, Vere, reali, ho ancora negli occhi le loro facce di esseri umani sofferenti. Non credere una parola quando ti diranno che hanno “sconfitto il terrorismo”. Sono bugie, enormi bugie che difenderanno con i denti per coprire i propri crimini e i propri interessi. Ma i molti e i feriti sono lì, se ne trovano i resti e la memoria, se si ha il coraggio di farlo. Abbiamo curato più di duemilacinquecento persone, in questi mesi: l’86% erano civili. Anche questa volta hanno assassinato migliaia di civili innocenti, hanno fatto la stessa cosa dei terroristi che dicevano di voler punire. Non credere a una parola, ogni volta che cercheranno di spiegare come sarà bella la guerra futura,tecnologica, selettiva, “umanitaria”.Sarà solo un altro carico di morte e di miseria umane. Venendo qui abbiamo fatto il nostro dovere, ed è stato utile. In questi mesi all’interno della guerra abbiamo lavorato molto, rattoppando ferite. E abbiamo capito che non possiamo tacere di fronte ai crimini, anche quando compiuti in nome della “civiltà”. Non ho visto giustizia in questi mesi, né pietà, non ho visto ragione ne umanità. forse anche per questo ho bisogno di casa. Sarò sempre contro la guerra, perché non sarei capace di vivere pensando a te in mezzo all’orrore. Ti voglio bene, a presto. Un bacio, Gino Sovranità papalaDa: ilpopolosovrano.it
Il Papa è a Sidney per la XXIII Giornata mondiale della gioventù. Dopo essere sceso dalla sua papamobile blindata e circondata da decine di guardie del corpo, ha iniziato il solito discorso pro-vita. "Come può essere che la violenza domestica tormenti tante madri e bambini? Come può essere che lo spazio umano più mirabile e sacro, il grembo materno, sia diventato luogo di violenza indicibile?". Si riferisce all'aborto. L'aborto è il male, la vita è bene. Poi prosegue, scendendo assolutamente nel ridicolo: "Vi sono molti, oggi, che pretendono che Dio debba essere lasciato in panchina e che la religione e la fede, per quanto accettabili sul piano individuale, debbano essere o escluse dalla vita pubblica o utilizzate solo per perseguire limitati scopi pragmatici". Pretendono?! Il Papa ha un sogno, che è quello della teocrazia medievale. Il potere politico era esercitato da un sovrano che si dichiarava discendente o rappresentante di Dio in terra. Lui vuole essere quel sovrano. Noi dovremmo essere i sudditi. Non dovremmo più parlare di aborto, eutanasia, fecondazione assistita, Pacs. Non dovremmo usare i preservativi. L'AIDS non è così grave. Dovremmo restituire metà dello stipendio alla Chiesa, altro che 8 per mille, per sostenere la casta sacerdotale e per permettere al Papa di pagarsi i viaggi e le visite di milioni di euro. Verrebbe stampato solamente L'Osservatore Romano, e noi saremmo costretti a leggerlo e a venerare il nostro Dio in terra. E vivremmo felici e contenti. 7月11日 Impronte11 luglio 2008, di Pino Corrias
Tolti i pregiudicati, due sole categorie di persone dovranno depositare in un archivio le proprie impronte digitali: i bambini Rom, secondo i voleri del ministro degli interni Bobo Maroni che li vuole schedare per il loro bene e il nostro; e i deputati della Repubblica, come ha appena stabilito il loro presidente Gianfranco Fini. Esiste dunque almeno una equivalenza tra questi due gruppi di cittadini, i bimbi Rom e i deputati, almeno secondo i nuovi cupi standard dell’Italia berlusconiana. E non sarà facile stabilire chi dei due si sentirà più offeso: se i futuri “uomini in sé”, che intendono vivere come nomadi senza territorio, o se i politici di professione che intendono vivere stanziali come “onorevoli in sé” nei territori ben remunerativi dei collegi elettorali. La ragione che li accomuna è con tutta evidenza un torto: il furto. Per essere precisi: il furto di identità. Gli zingarelli perché ne rifilano sempre una nuova (e inventata) ogni volta che vengono pizzicati sui marciapiedi a mendicare. E i deputati perché se le moltiplicano (le identità) quando al momento del voto in aula si improvvisano pianisti e votano due, tre volte, pigiando illegalmente i pulsanti dei vicini assenti. In capo a qualche mese il nuovo sistema di votazione a Montecitorio identificherà ogni singolo polpastrello, impedendo i brogli con le repliche. Da quel giorno in poi non ci sarà più il dubbio di un errore quando ognuno di loro voterà l’altra legge sulle impronte. La prima costerà più o meno 400 mila euro in nuovi macchinari ad alta tecnologia. La seconda infinitamente di più per colpa di quel veleno sociale già messo in circolo una volta, con le leggi razziali del 1938, in piena Italia fascista, quando si avviò la schedatura degli ebrei. Anche allora dicendo che era per il loro bene e il nostro. 7月10日 Lettera di Travaglio al suo stesso direttorel'Unità, 10 luglio 2008
Lettera aperta al direttore di Marco Travaglio Caro direttore, quando tutta la stampa (Unità compresa), tutte le tv e persino alcuni protagonisti dicono la stessa cosa, e cioè che l’altroieri in Piazza Navona due comici (Beppe Grillo e Sabina Guzzanti) e un giornalista (il sottoscritto) avrebbero “insultato” e addirittura “vilipeso” il capo dello Stato italiano e quello vaticano, la prima reazione è inevitabile: mi sono perso qualcosa? Mi sono distratto e non ho sentito alcune cose - le più gravi - dette da Beppe, da Sabina e da me stesso? Poi ho controllato direttamente sui video, tutti disponibili su you tube e sui siti di vari giornali, e sono spiacente di comunicarti che nulla di ciò che è stato scritto e detto da tv e giornali (Unità compresa) è realmente accaduto: nessuno ha insultato né vilipeso Giorgio Napolitano né Benedetto XVI. Nessuno ha “rovinato una bella piazza”. E’ stata, come tu hai potuto constatare de visu, una manifestazione di grande successo, sia per la folla, sia per la qualità degli interventi (escluso ovviamente il mio). Per la prima volta si sono fuse in una cinque piazze che finora si erano soltanto sfiorate: quella di Di Pietro, quella di molti elettori del Pd, quella della sinistra cosiddetta radicale, quella dei girotondi e quella dei grillini, non sempre sovrapponibili. E un minimo di rigetto era da mettere in conto. Ma è stata una bella piazza plurale, sia sotto che sopra il palco: idee, linguaggi, culture, sensibilità, mestieri diversi, uniti da un solo obiettivo. Cacciare il Caimano. Le prese di distanza e i distinguo interni, per non parlare delle polemiche esterne, sono un prodotto autoreferenziale del Palazzo (chi fa politica deve tener conto degli alleati, delle opportunità, degli elettori, di cui per fortuna gli artisti e i giornalisti, essendo “impolitici”, possono tranquillamente infischiarsi). La gente invece ha applaudito Grillo e Sabina come Colombo (anche quando ha chiesto consensi per Napolitano), Di Pietro, Flores e gli altri oratori, ma anche i politici delle più varie provenienze venuti a manifestare silenziosamente. Applausi contraddittorii, visto che gli applauditi dicevano cose diverse? Non credo proprio. Era chiaro a tutti che il bersaglio era il regime berlusconiano con le sue leggi canaglia, compresi ovviamente quanti non gli si oppongono. Come mai allora questa percezione non è emersa, nemmeno nei commenti delle persone più vicine, come per esempio te e Furio? Io temo che viviamo tutti nel Truman Show inaugurato 15 anni fa da Al Tappone, che ci ha imposto paletti (anche mentali) sempre più assurdi e ci ha costretti, senza nemmeno rendercene conto, a rinunciare ogni giorno a un pezzettino della nostra libertà. Per cui oggi troviamo eccessivo, o addirittura intollerabile, ciò che qualche anno fa era normale e lo è tuttora nel resto del mondo libero (dove tra l’altro, a parte lo Zimbabwe, non c’è nulla di simile al governo Al Tappone). In Italia l’elenco delle cose che non si possono dire si allunga di giorno in giorno. Negli Stati Uniti, qualche anno fa, uscì senz’alcuno scandalo un libro di Michael Moore dal titolo “Stupid White Man” (pubblicato in Italia da Mondadori…), tutto dedicato alle non eccelse qualità intellettive del presidente Bush. Da dieci anni l’ex presidente Clinton non riesce a uscire da quella che è stata chiamata la “sala orale”. In Francia, la tv pubblica ha trasmesso un programma satirico in cui un attore, parodiando il film “Pulp Fiction” in “Peuple fiction”, irrompe nello studio del presidente Chirac, lo processa sommariamente per le sue innumerevoli menzogne, e poi lo fredda col mitra. A nessuno è mai venuto in mente di parlare di “antibushismo”, di “anticlintonismo”, di “antichirachismo”, di “insulti alla Casa Bianca” o di “vilipendio all’Eliseo”. Tanto più alta è la poltrona su cui siede il politico, tanto più ampio è il diritto di critica e di satira e anche di attacco personale. Quelli che son risuonati l’altroieri in piazza Navona non erano “insulti”. Erano critiche. Grillo, insolitamente moderato e perfino affettuoso, ha detto che “a Napolitano gli voglio bene, ma sonnecchia come Morfeo e firma tutto”, compreso il via libera al lodo Alfano che crea una “banda dei quattro” con licenza di delinquere. Ha sostenuto che Pertini, Scalfaro e Ciampi non l’avrebbero mai firmato (sui primi due ha ragione: non su Ciampi, che firmò il lodo Schifani). E ha ricordato che l’altro giorno, mentre Napoli boccheggia sotto la monnezza, il presidente era a Capri a festeggiare il compleanno con la signora Mastella, reduce dagli arresti domiciliari, e Bassolino, rinviato a giudizio per truffa alla regione che egli stesso presiede. Tutti dati di fatto che possono essere variamente commentati: non insulti o vilipendi. Io, in tre parole tre, ho descritto la vergognosa legge Berlusconi che istituisce un’ ”aggravante razziale” e dunque incostituzionale, punendo - per lo stesso reato - gli immigrati irregolari più severamente degli italiani, e mi sono rammaricato del fatto che il Quirinale l’abbia firmata promulgando il decreto sicurezza. Nessun insulto: critica. Veltroni sostiene che io avrei “insultato” anche lui, e che “non è la prima volta”. Lo invito a rivedersi il mio intervento: nessun insulto, un paio di citazioni appena: per il resto la cronistoria puntuale dell’ennesima resurrezione di Al Tappone dalle sue ceneri grazie a chi - come dice Furio Colombo - “confonde il dialogo con i suoi monologhi”. Sono altri dati di fatto, che possono esser variamente valutati, ma non è né insulto né vilipendio. O forse il Colle ha respinto al mittente qualche legge incostituzionale, e non me ne sono accorto? Sono o non sono libero di pensare e di dire che preferivo Scalfaro e i suoi no al Cavaliere? Oppure la libertà di parola, conquistata al prezzo del sangue dai nostri padri, s’è ridotta a libertà di applauso? Forse qualcuno dimentica che quella c’è anche nelle dittature. E’ la libertà di critica che contraddistingue le democrazie. Se poi a esercitarla su temi quali la laicità, gli infortuni sul lavoro, l’ambiente, la malafinanza, la malapolitica, il precariato, la legalità, la libertà d’informazione sono più i comici che i politici, questa non è certo colpa dei comici. Poi c’è Sabina. Che ha fatto, di tanto grave, Sabina? Ha usato fino in fondo il privilegio della satira, che le consente di chiamare le cose con il loro nome senza le tartuferie e le ipocrisie del politically correct, del politichese e del giornalese: ha tradotto in italiano, con le parole più appropriate, quel che emerge da decine di cronache di giornale sulle presunte telefonate di una signorina dedita ad antichissime attività con l’attuale premier, che poi l’ha promossa ministra. Enrico Fierro ha raccolto l’altro giorno, sull’Unità, i pissi-pissi-bao-bao con cui i giornali di ogni orientamento, da Repubblica al Corriere, dal Riformatorio financo al Giornale, han raccontato quelle presunte chiamate (con la “m”). Ci voleva un quotidiano argentino, il “Clarin”, per usare il termine che comunemente descrive queste cose in Italia: “pompini”, naturalmente di Stato. Quello di Sabina è stato un capolavoro di invettiva satirica, urticante e spiazzante come dev’essere un’invettiva satirica, senza mediazioni artistiche né perifrasi. Gli ignorantelli di ritorno che gridano “vergogna” non possono sapere che già nell’antica Atene, Aristofane era solito far interrompere le sue commedie con una “paràbasi”, cioè con un’invettiva del corifeo che avanzava verso il pubblico e parlava a nome del commediografo, dicendo la sua sui problemi della città. Anche questa è satira (a meno che qualcuno non la confonda ancora con le barzellette). Si dirà: ma Sabina ha pure mandato il papa all’inferno. Posso garantire che, diversamente da me, lei all’inferno non crede. Quella era un’incursione artistica in un genere letterario inaugurato, se non ricordo male, da Dante Alighieri. Il quale spedì anticipatamente all’inferno il pontefice di allora, Bonifacio VIII, che non gli piaceva più o meno per le stesse ragioni per cui questo papa non piace a lei e a molti: le continue intromissioni del Vaticano nella politica. Anche Dante era girotondino? Il fatto è che un vasto e variopinto fronte politico-giornalistico aveva preparato i commenti alla manifestazione ancor prima che iniziasse: demonizzatori, giustizialisti, estremisti, forcaioli, nemici delle istituzioni, e ovviamente alleati occulti del Cavaliere. Qualunque cosa fosse accaduta, avrebbero scritto quel che hanno scritto. Lo sapevamo, e abbiamo deciso di non cedere al ricatto, parlando liberamente a chi era venuto per ascoltarci, non per usarci come pedine dei soliti giochetti. Poi, per fortuna, a ristabilire la verità sono arrivati i commenti schiumanti di Al Tappone e di tutto il centrodestra: tutti inferociti perchè la manifestazione spazza via le tentazioni di un’opposizione più morbida o addirittura di un inciucio sul lodo Alfano (ancora martedì sera, a Primo Piano, due direttori della sinistra “che vince”, Polito e Sansonetti, proclamavano in stereo: “Chi se ne frega del lodo Alfano”). La prova migliore del fatto che la manifestazione contro il Caimano e le sue leggi-canaglia è perfettamente riuscita. 7月6日 Pacatamente e serenamenteL'8 luglio Walter Veltroni non sarà in piazza Navona con il suo Pd per partecipare alla manifestazione organizzata da Antonio Di Pietro. Questo perché il Pd non partecipa "a gratis, senza sapere perché, senza aver partecipato a definire la piattaforma delle rivendicazioni, senza sapere chi si trova accanto". A Veltroni non piacciono i toni accesi del leader dell'IdV e crede che la manifestazione sia contro il governo, ma anche contro il Pd. Ha annunciato che faranno opposizione in Parlamento, pacatamente e serenamente. E Berlusconi, pacatamente e serenamente, ce lo infila nel deretano. Da: ilpopolosovrano.it
La legge blocca processi, il lodo Schifani bis e la legge sulle intercettazioni, queste leggi sono state create per tutela i diritti dei cittadini italiani o per garantire la libertà di delinquere a Berlusconi e ai suoi amici, compresi quelli “democratici” di opposizione? Il PD è un’associazione a delinquere che fa politica in funzione del dittatore Berlusconi.Sì perché oramai lo si può definire tale. Con la legge sulle intercettazioni, si possono intercettare solo casi di criminalità organizzata, tutto il resto non si può nè intercettare nè pubblicare sui giornali. Dunque questa è censura, come facevano l’URSS e le altre dittature. Con il lodo Schifani bis (il primo fu dichiarato incostituzionale) non si possono processare le più alte quattro cariche dello stato, anche questa legge vi sembra creata apposta per il popolo? Con la legge denominata blocca processi il capo del governo (e del paese ormai) ha fatto bloccare il processo per un anno nel quale è imputato. Santa prescrizione, prega per Silvio. Chi ha legittimato e sostenuto questo tipo di politica deva aver il coraggio di ammettere di essere complice di un sistema di farabutti repressori. |
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