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日志


5月22日

Mò bast

Mi vedete sorridere, scherzare, fare cavolate, ma è tutto fint, o per meglio dire lo faccio per distrarmi, ma dentro muoio di rabbia, mi incazzo per la superficialità, per le nefandezze ecc…

Superficialità nei commenti che ascolto quotidianamente su qualsiasi argomento, chiacchiere chiacchiere senza fonti, senza dati, si pretende si sapere per aver letto un giornale o visto un tg.

Mi incazzo per le incoerenze per i luoghi comuni.

In questi giorni ho accusato una cara persona che sicuramente leggerà (e forse commenterà questo intervento) e non sono pentito, l’ho detto e lo confermo (nonostante voglia bene a questa persona) ma il problema è un altro, i problema è che ce ne sono tantissime altre persone così. Si dicono buone, comprensibili, fortemente credenti nel cristianesimo, cattolico o non, sensibilissimi (in alcune persone è vero) che si emozionano per le meraviglie più belle del mondo, ma poi si lasciano scivolare tutto addosso, la mafia (che hanno anche legittimato con il loro voto), i disastri ambientali e gli inceneritori (idem, anche questi come quelli della mafia), il precariato, la guerra, ecc...

Lo so di essere ripetitivo (avevi ragione quando me lo dicesti) forse obsoleto o come dannatamente volete voi, ma questo è tutto vero, non sto inventando nulla, anzi, sfido chiunque a sostenere il contrario però per favore, se lo dovete fare, fatelo solo con prove oggettive alla mano e non cose campate in aria.

A volte vorrei abbracciare e baciare tutti, TUTTI, ma allo stesso tempo a volte vorrei vedervi tutti esplodere con le vostre cazzate e falsi sorrisi. Ma tanto ci vuole???

Io non ho più risposte, ho solo poche certezze.

Vorrei tanto lasciare questa Italia, ma non ho le palle, non ho mezzi, non ho soldi non conosco le lingue e non saprei da dove partire.

Andate bene miei cari, continuate a credere che Berlusconi o Veltroni vi possano aiutare, continuate a credere che la partite della seria A siano tutte sudate e sentite, continuate a credere in mamma televisione e nei dogmi del prete. Vai amico mio… non prendere mai tu l’iniziativa aspetta sempre che siano gli altri a decidere per te e a ha parlare per te, non verificare mai, credi in tutto, tanto che ti frega… il principe azzurro arriverà, la casa la comprerai, tuo figlio andrà a scuola si innamorerà e tutti ricomincerà.

Non ci pensare… l’Africa è lontana, che cazzo te ne frega, mica questo mondo è tuo, fatti i fsatti tuoi che cambi cento anni. Credi in quellii che ti dicono che Prodi e C. sono i comunisti maligni, ah.. dimenticavo, ricorda che anche quelli dell’URSS erano comunisti (quindi perché non URCS?? Mha…) Tu hai studiato e sai più di me, e vero, e questo non sai quanto mi fa incazzare perché tutto ciò lo dovresti capire da solo grazie ai tuoi libri ed alla tua cultura, ma tu impari per il pezzo di carta, non ti scordare che sei sempre tu, quello che non se ne frega, sono io il pazzo che scrive queste cose su uno stupido blog di msn, sono io il fesso. L’individualismo è uno dei mali peggiori, amo più quelli che odiano con sincerità che quelli che amano con falsità, fin dove sei disposto ad essere amico di qualcuno?? Per molti poco, molto poco perché poi subito si fermano, appena un minimo del tuo interesse è in bilico per una favore che potresti fare ad altrui no.. non se parla proprio… ma lo puoi fare, tu porgi l’altra guancia, ami il tuo prossimo più di te stesso, eh…sei coerente.

Avrò da scrivere molte altre cose ne sono sicuro, per favore non leggete questo scritto se non vi interessa. Al prossimo momento di “incazzamento”, alla prossima mia caduta nella presunzione di voler dare lezione…

5月20日

La legge del pallone

di Oliviero Beha
Nel Paese più abnorme dell’Occidente industrializzato il calcio riesce a sembrare ancora e malgrado tutto qualcosa di “normale”: è questa la sentenza dell’ultima giornata di campionato, in cui lo scudetto si è deciso nell’ultima mezz’ora, la danarosa partecipazione alla Champions League nell’ultimo quarto d’ora, le retrocessioni (due su tre) negli ultimi minuti. Quando mi riferisco a questa sembianza di regolarità in un Paese per lo più irregolare dove le norme, la legge, sono contemplate più come ipotesi di violazione che di semaforo per la vita collettiva, in realtà non sto parlando solo dell’Inter, o della Roma.
Sto parlando del fenomeno-calcio nel suo insieme, della sua originaria, leggendaria e sempre più slabbrata funzione di oppio dei popoli. Per cui i tifosi, dai Vip agli armenti e ritorno, si distraggono che so dal problema “monnezza-camorra-ordine pubblico” oppure dal maroniano “che ne facciamo delle badanti?”, problemucci dappoco come potete capire, per investire tutto il loro potenziale emotivo nel calcio, nella loro squadra, per un momento, per ore o per tutta la settimana.
E non solo il loro potenziale emotivo, ma spesso anche quello “politico”: provate a ragionare con i tifosi, cioè con molti italiani, delle loro squadre, dei rigori, dei torti, della questione-ultras. Se prestate davvero attenzione a parecchi dei loro discorsi ci troverete più partecipazione che ai programmi del PdL o del Pd. E non lo dico io, e non è cosa di oggi. Solo che i tempi digradano. E si degradano.
E’ vero, in altre annate la legge del pallone ha tirato le sentenze del campo per le lunghe come stavolta, con una casistica che va dallo scudetto vinto in extremis trent’anni fa dalla Juve di Cuccureddu su Milan e Lazio a quello del 5 maggio 2002 vinto ai supplementari sempre dalla Juve ma di Lippi sull’Inter e la Roma (così che per i tifosi interisti più giovani il 5 maggio a scuola viene insegnato per quella debacle e non certo per la morte di Napoleone).
Solo che restringendosi nella nostra società la credibilità di tutto, pallone compreso, più passa il tempo e più è (semi)miracoloso che ancora il pallone rimbalzi “come se” fosse tutto vero, prendendo alla gola il pathos degli aficionados.
Malgrado tutto, intendo: malgrado per esempio l’ultima settimana di veleni da intercettazioni per le frequentazioni di qualche giocatore e di Mancini con brutti figuri (ma quale Mancini? Sulle prime avevo pensato all’omonimo ex numero due del Sismi, l’altro Mancini, quello di Tavaroli, Pio Pompa, Betulla cioè il collega Farina, insomma gli allegri assassini della Val Brembana). Così che adesso Moratti e c. trionfanti da ieri sera fanno le vittime perché “tutta Italia era contro di loro”. Sic.
E malgrado la stagione arbitrale, che doveva essere quella della rigenerazione in Collina, sulla base del lautissimo ingaggio di quest’ultimo come designatore, ed invece ha mostrato splendide falle cui qualcuno come Materazzi ha rimediato sbagliando rigori regalati (e comunque la cosa migliore di Materazzi, peraltro ottimo calciatore, resta lo spot per un’azienda di dolciumi con la parodia della testata presa da Zidane tra due pupazzi…).
E malgrado le tensioni teppistiche che traversano gli stadi e le strade per arrivarci, con l’ultimo episodio delle due tifoserie, prima quella romanista e poi quella interista, inibite agli stadi nell’ordine per eccesso di “coltellaggine” e per par condicio. Come faremo sabato prossimo quando si giocherà la finale di Coppa Italia a Roma proprio tra Roma e Inter? Come a dire che la situazione è sempre più grave e sempre meno seria.
Chi ha avuto la pazienza di leggere fin qui e si è tenuto sulla soglia della domanda intrinseca, tecnico-tattica, politico-sportiva ecc, cioè la domanda delle domande, “ma l’Inter ha rubato lo scudetto oppure no?”, ha diritto a una risposta. Malgrado tutti i malgrado elencati e la labilità umana di Mancini (è il tecnico) che fa aggio sulla sua abilità professionale, l’Inter è stata la squadra più forte e il merito di una Roma sotto pesante pressione ambientale a Catania dove si parla di minacce e di rischi all’incolumità del gruppo Spalletti, è stato per l’appunto quello che a due Ibrahimovic dalla fine era altrettanto meritatamente in testa.
Poi  è andata così, si è ingarbugliata la lotta per non retrocedere con polemiche e accuse, il Milan di cui Berlusconi non è più Presidente da qualche giorno per il conflitto di interessi (vedete che il calcio è meno “abnorme” del resto?....) malgrado ciò che rappresenta finisce dietro la Fiorentina dei Della Valle bros., del Socrate-Prandelli e dell’intraprendente pugliese di sotto Corvino. Dicono che tutto ciò in Italia possa accadere solo nel calcio, ormai, nel Paese illegale per eccellenza. Questo finite le partite e ricominciando con la “monnezza” mette appena un po’ di tristezza… Per la rima.
5月19日

TRAVAGLIO/Censure e punizioni. Ma nessuno si chiede se ciò che ha detto è vero

Io non ci sto.

Nei paesi democratici il ruolo dei giornalisti è proprio
quello di osservare, verificare e poi raccontare. Si chiama
"diritto di cronaca".

E' uno dei diritti fondamentali su cui si fonda la
democrazia. Si racconta se il politico tradisce la moglie,
se in giovent=f9 si faceva qualche spinello, se è
stato in un centro di riabilitazione per etilisti, se ha truccato le
carte per non andare in guerra.

Per alcuni elettori queste informazioni sono importanti.
C'è chi non ama essere rappresentato da un donnaiolo, e
chi non vuole essere rappresentato da un pavido. E' un
loro diritto: ognuno deve poter scegliere da chi farsi
rappresentare in base ai propri valori e avendone tutte le
informazioni necessarie.

Ai politici, in tutto il mondo libero, questo non piace, ma
accettano. Sono le regole del gioco democratico, le uniche
inventate finora, di meglio per ora non abbiamo: E queste
regole hanno costretto alla dimissione presidenti degli
Stati Uniti e ministri di vari governi.

Tocca al giudice appurare se il giornalista dice il falso.

Ora la domanda di attualità: il giornalista Marco
Travaglio ha raccontato un fatto vero che riguarda Renato
Schifani o un fatto falso?

Schifani & Co, l'opposizione & Co e anche gli organismi "DI
CONTROLLO" della Rai possono indignarsi quanto vogliono, ma
l'unico strumento democratico che ha Schifani è
ricorrere al giudice, incaricato in democrazia di valutare se
Travaglio ha detto il vero o il falso.

Tutte le altre prese di posizione mirano solo a limitare la
democrazia e la libertà di critica della stampa.

Senza Bavaglio
www.senzabavaglio.info

5月17日

I fatti di Villabate

Di Peter Gomez
 
Credo che in questi giorni sia stata fatta molta confusione tra fatti e notizie. I fatti sono fatti, ma non tutti i fatti sono notizie. Nei miei cassetti conservo documenti, verbali d'interrogatorio, appunti di colloqui con fonti confidenziali e persino interviste, che non ho mai pubblicato. E che probabilmente non pubblicherò mai.

Parte di quell'archivio, accumulato da me come da ogni buon giornalista in anni di lavoro, di tanto in tanto si rivela però utile. A distanza di tempo dalla scoperta di un primo elemento di per sé ambiguo, apparentemente incredibile, o da solo non interessante o non verificabile, capita a volte che se ne trovi un altro che fa vedere le cose in maniera diversa. E allora ciò che inizialmente era (a mio sindacabile avviso) non pubblicabile, all'improvviso lo diventa. Nasce (anche così) una notizia.

Dicevamo che i fatti apparentemente incredibili e non riscontrati non sono notizie. È quindi scorretto deontologicamente citarli sui giornali scrivendo subito dopo, «ma io non ci credo». E soprattutto non si deve farlo se la verifica o il tentativo di verifica è semplice: se li si cita, senza alzare il telefono o perderci qualche ora o giorno di lavoro, si mette semplicemente in circolazione un veleno, non una notizia.

Uno dirà: ma allora perché avete scritto di Schifani, visto che i suoi rapporti con personaggi poi condannati per mafia, non hanno nemmeno portato all'apertura di un'inchiesta giudiziaria nei suoi confronti? Semplice: perché, nonostante che su parte di quelle storie Schifani sia stato ascoltato come testimone già nel '99, l'intera vicenda non è affatto chiara. E proprio la mancanza di chiarezza fa diventare tutta la questione una notizia ancora più grossa: Schifani, lo ricordo, non è un privato cittadino, ma è un senatore e ora è addirittura la seconda carica della Repubblica.

Lasciate perdere la Sicula Brokers, la società creata nel '79 che tra suoi soci oltre a Schifani aveva anche altri personaggi poi condannati per mafia, e concentratevi su Villabate, il paese del quale Nino Mandalà (uno degli ex soci di Schifani) diventa reggente intorno al 1994 dopo una sanguinosa guerra tra cosche.

Qui, nel 1995, Schifani ottiene una consulenza in materia amministrativo-urbanistica. Quella consulenza, visto il contesto, è già di per se interessante dal punto di vista giornalistico. Ma lo diviene ancor di più se si considera che intorno alla sua genesi esistono almeno quattro versioni.

La prima è quella di Mandalà che intercettato dai carabinieri confida nel 1998 a un altro uomo d'onore di avergliela fatta ottenere lui, su richiesta del senatore Enrico La Loggia. La seconda è quella di La Loggia che, sentito come teste, dice sostanzialmente: è vero la consulenza a Schifani l'ho fatta avere io, ma non ricordo se ciò è avvenuto in seguito a una mia richiesta presentata al sindaco di Villabate (nipote di Mandalà ndr) o se io ho richiesto l'intervento di Gianfranco Micciché, allora coordinatore di Forza Italia. Il problema, secondo La Loggia, era quello di risarcire Schifani dei mancati guadagni causati dal tempo perso nell'attività politica, visto che sarà eletto solo nel 1996.

La terza versione è quella di Schifani che invece dice di aver ottenuto il lavoro da solo, semplicemente proponendosi al sindaco nipote del boss. Poi c'è la quarta versione. Recentissima: addirittura del 2006. Quella del pentito Francesco Campanella, l'ex segretario dei giovani dell'Udeur che falsificò la carta d'identità utilizza da Bernardo Provenzano per andare in Francia a farsi operare. Campanella dice: ha ragione Mandalà, la consulenza a Schifani è arrivata grazie a lui. E poi ci mette un carico da novanta: scopo dell'intervento di Schifani (e di La Loggia) era quello di disegnare assieme a un progettista loro amico un piano regolatore di Villabate che assecondasse i voleri del boss Mandalà. Secondo Campanella, anzi, proprio Mandalà (che potrebbe benissimo aver mentito) sosteneva che Schifani e La Loggia si erano accordati perché parte della parcella destinata al progettista fosse girata a loro.
 
A questo punto dovrebbe essere chiaro per tutti che questa è una storia da raccontare sui giornali. E anche da approfondire, visto che molti dei personaggi coinvolti non sono ancora stati intervistati, e non tutti i documenti amministrativo-urbanistici dell'epoca sono stati esaminati. In un uno degli elementi del titolo (titolo, occhiello e sommario) un quotidiano, per necessità di sintesi, parlerebbe probabilmente di «rapporti di Schifani con il boss», o forse di «amicizie e relazioni pericolose», anche perché Mandalà ha sostenuto in aula che Schifani e La Loggia parteciparono al suo matrimonio. La notizia insomma è diventata tale grazie al lavoro, all'esperienza che ti ha permesso di valutare il contesto, e alla ricerca. Non è nata da una soffiata anonima (che pure può benissimo essere uno spunto), mandata in stampa senza alcuna verifica.

Detto questo quello che sta accadendo oggi a Marco credo che sia per tutti semplice: «Quando non si può attaccare il ragionamento, si attacca il ragionatore», diceva Paul Valery. Ma noi, finché lo si potrà fare, cercheremo di continuare a ragionare.
5月9日

9 Maggio 1978: non solo Moro

Oggi, 9 maggio è il trenteesimo anniversario del ritrovamento del corpo del presidente  della Democrazia Cristiana Aldo Moro, e si sono tenute varie iniziative per ricordare il terrorismo che in quegli anni ha diffuso paura in tutto il paese.

Mi è dispiaciuto molto osservare che nessuno abbia ricordato che in quello stesso giorno, nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1978, vene ammazzato anche un giovane siciliano, Peppino Impastato, ucciso da un’altra organizzazione di terrore come la mafia.  Dagli atti processuali del delitto emerse che il capo di cosa nostra, Badalamenti, (Don Tano come veniva chiamato), durante i giorni di prigionia di Moro, mandò i fratelli Salvo nel carcere di Cuneo, dove erano detenuto Tommaso Bescetta ed alcuni brigatisti.

Il compito di Buscetta era quello di chiedere ai brigatisti quando avrebbero ucciso Moro, nel caso che avessero deciso di farlo, in modo da far coincidere il giorno del ritrovamento dei due cadaveri.

Facendo così i mass-media si sarebbero dedicati più a Moro che a Impastato, che per altro era anche un eroe scomodo. A quanto pare,  trent’anni dopo, il piano di Badalamenti e di chi voleva ciò ha funzionato alla perfezione.

Ci tengo a ricordare il giovane siciliano, e come un omicidio politico, realizzato da quelle persone che imbavagliano le notizie, sia servito a camuffare e nascondere quello di un uomo che aveva sete di giustizia e libertà.

Parlare del caso Moro può essere obsoleto ma su questa vicenda, nonostante vi siano passati  trent’ anni, c’è ancora un muro di gomma che nasconde la verità, ci sono ancora molte domande che sono rimaste senza risposta, e molte zone d’ombra.

Venne costituito il Comitato Tecnico Operativo, che per i cinquantacinque giorni di prigionia di Moro ebbe l’incarico di coordinare le ricerche dei brigatisti e dell’ostaggio. Solo nel 1981, quando fu scoperta la loggia massonica P2, si scoprì che molte delle persone che facevano parte di quel comitato, erano iscritte alla loggia. Alle prime ore del pomeriggio i dirigenti del partito socialista incontrano Renzo Rossellini, responsabile dell’emittente romana “Radio Città Futura”, una delle tante radio di sinistra dell’epoca. Al centro del colloquio una trasmissione andata in onda proprio in quella radio alcuni minuti prima dell’agguato di via Fani. Nella trasmissione Rossellini avrebbe parlato della possibilità, ventilata dall’ambiente romano dell’autonomia, di una imminente e clamorosa azione delle BR, con una allusione, non si sa quanto esplicita, a un imminente sequestro di Aldo Moro. Era una semplice deduzione ricavata dall’analisi degli eventi e del clima di quei giorni? O una clamorosa anticipazione?

Naque un’inchiesta su questa anticipazione della radio. Dal processo Moro emerse fuori che Radio Città Futura, come altre radio della sinistra, erano registrate ventiquattro ore su ventiquattro, e proprio per i  dieci minuti che precedettero il rapimento, c’era un blak out, un vuoto nella registrazione.

Ci sono ancora tantissime domande sulla faccenda. Dov’è l’originale memoriale di Aldo Moro scritto durante i giorni di prigionia, visto che quello che fu pubblicato dalla stampa di allora, si sa che non è integrale ma è censurato? Come è possibile che i servizi segreti non fossero a conoscenza che i componenti del comitato che doveva trovare Moro, erano iscritti nella P2, la quale è nata appositamente per impedire che in Italia i comunisti partecipassero al governo?

Molti sostengono che Moro fu lasciato solo dal suo partito, abbandonato al suo destino e nelle mani dei brigatisti. Perché le BR allestirono un covo, nel quale fu tenuto prigioniero Moro, a Roma, a via Gradoli 96,? La palazzina nella quale, secondo ciò che emerge dai documenti, dei sessantasei appartamenti di cui è composta la struttura, ventiquattro sono controllati dai sevizi segreti. Perchè Mario Moretti, capo della BR, allestì proprio lì il covo, nella tana del lupo? Forse i servizi segreti erano a conoscenza di tutto?

Anzi… sicuramente

Col senno di poi e con i documenti ora disponibili si può affermare con certezza che gli USA e l’URSS erano pienamente d’accordo a impedire la prosecuzione del tentativo avviato da Berlinguer e da Moro, col sostegno di La Malfa. Non può piacere, ma è così. Se ne sono già fornite e ancora se ne forniranno prove. Secondo il disegno dei leader dei due maggiori partiti italiani dell’epoca, cioè il compromesso storico, il PCI avrebbe avuto la diretta partecipazione al governo, e ciò non faceva piacere ne agli americani, ne ai sovietici. Se tutto questo si fosse realizzato sarebbe stato un pericolo per gli USA avere un partito comunista (anche molto forte) al governo in un paese della Nato, e sarebbe stato un pericolo anche per l’URSS, visto che il partito che sarebbe andato al governo sarebbe stato quello di Enrico Berlinguer, l’uomo che voleva creare una terza via al socialismo, un partito dissidente. Il PCI era un partito che aveva consenso internazionale, lo si vide con l’eurocomunismo, e quindi avrebbe messo anche in discussione la leadership mondiale di comunismo. E poi ancora. Perché un anno dopo l’omicidio di Moro, venne ucciso Mino Pecorelli  il direttore del settimanale “OP”, Osservatorio Politico, (che nel processo era imputato come mandante anche Giulio Andreotti)  che sulle pagine del proprio giornale aveva promesso delle rivelazioni clamorose sul caso Moro? Chi ha messo a tacere per sempre chiunque abbia indagato sul caso Moro, ho ha cercato di arrivare al memoriale? Perché tutto questo? Perché dovremmo ancora credere che le BR siano state quelli che hanno deciso di far fuori Moro? Forse saranno stati gli esecutori, ma certamente non gli ideatori del fatto.

Secondo il progetto i comunisti avrebbero partecipato al governo, perchè le BR avrebbero impedito ciò?

Forse perché non volevano questo compromesso con la borghesia ma volevano arrivare al potere tramite lotta armata e la rivolta degli operai? Chi potrà mai rispondere a tutti questi e tanti altri perché?

Certamente non sarà questo articolo a cambiare la storia d’Italia, ma è giusto parlarne fino a quando non si avrà giustizia e verità.                                                                                 

 

5月3日

Dittatura dolce

Viviamo in una dittatura dolce, e chi si rifiuta di chiamarla in questo modo, credo non sia a conoscenza di tutte le attività del nostro presidente del consiglio Silvio Berlusconi.

Ricapitoliamo la situazione dell’informazione nel nostro Paese:
Abbiamo 7 canali nazionali principali. Silvio Berlusconi ne possiede 3: Rete4, Canale5 e Italia1.
Questo fatto sarebbe già abbastanza grave in una democrazia, in una qualsiasi democrazia.

Passiamo alla RAI. La RAI è governata da nove membri del Consiglio d'Amministrazione: sette consiglieri vengono eletti dalla Commissione parlamentare di vigilanza, due consiglieri vengono indicati dal Ministero del Tesoro.

La commissione di vigilanza RAI (o per dirla tutta, la Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi) ha lo scopo di sorvegliare l'attività del servizio televisivo e radiofonico nazionale. Come la sorvegliamo? Con i gruppi politici.

Già, perché i senatori e i deputati dei gruppi parlamentari possono eleggere i loro rappresentanti alla Commissione di vigilanza, e ovviamente la maggioranza avrà più rappresentanti.

In questo modo Silvio Berlusconi giunge ad avere il controllo totale dell’informazione televisiva nel nostro Paese.

E se passiamo all’informazione giornalistica, la situazione è peggiore.

Silvio Berlusconi controlla:

Il Giornale (Mondadori)

Libero (in cui scrivono, per citarne alcuni, Marcello Veneziani, Antonio Socci, Antonio Martino, Renato Brunetta, Gilberto Oneto, Gianni De Michelis)

Panorama (Fininvest)

Il Foglio (grazie alla moglie Veronica Lario)

Il Secolo d’Italia (giornale di Alleanza Nazionale)

La Padania (giornale della Lega)

Inoltre abbiamo il Corriere della Sera e La Stampa che sembrano buttarsi sempre dalla parte del vincitore (abbiamo già potuto vedere una smielata di Mieli a Berlusconi durante una recente puntata di Matrix)

E se vogliamo dirla tutta, la Fininvest ha piccole partecipazioni in Mediobanca e in Capitalia, che a loro volta sono azioniste di Rcs Mediagroup (Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport).
Al gruppo Rcs fa anche capo il 7,5 per cento del gruppo italiano Poligrafici editoriale, che controlla Il Giorno , La Nazione , Il Resto del Carlino , il Quotidiano nazionale .

Non dobbiamo dimenticare il fido compagno Giuseppe Ciarrapico.
Silvio Berlusconi lo ha accolto a braccia aperte nel Pdl: "Ciarrapico ci serve, per i piccoli ma radicati quotidiani".

Infatti Ciarrapico ha due società editoriali, la Nuova Editoriale Oggi S.r.l. e Ciociaria Oggi, per un totale di 11 testate locali e una media complessiva di circa 50 mila copie vendute ogni giorno.
I suoi giornali sono: Molise Oggi, Ciociaria Oggi, Ostia Oggi, Fiumicino Oggi, Guidonia Oggi, Civitavecchia Oggi,
Castelli Oggi
, Viterbo Oggi, Eur Oggi, Rieti Oggi e Latina Oggi (nomi molto originali, tra l’altro).
Latina Oggi e Ciociaria Oggi sono entrambi distribuiti, al prezzo di 1 euro, con Il Giornale.

E per concludere, possiamo anche vedere che la Mondadori ha il controllo di Radio 101.

Credete ancora di avere un’informazione libera nel nostro Paese? Credete ancora che questa sia una democrazia?

Da     ilpopolosovrano.splinder.com