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日志


12月6日

Gelli promuove Berlusconi «Il programma P2 è fatto» Leggete tutto per favore. Informatevi, diffondete, riflettete, reagiamo!

DUE INTERVISTE Il gran maestro a ruota libera
Alessio Marri
ROMA
Il manifesto  5-12-08
È un ritorno in grande stile quello del gran maestro Licio Gelli. Una campagna mediatica degna dell'appellativo «Propaganda2», la loggia massonica segreta che per più di quarant'anni ha condotto personalmente segnando direttamente e indirettamente la vita democratica del paese. Due interviste lanciate nello stesso giorno, con toni e accenti diversi ma sempre agghiaccianti nei contenuti: «Con la P2 avevamo in mano l'Italia - ha dichiarato con fare sicuro ai microfoni di Klaus Davi - Con noi c'era l'Esercito, la Guardia di Finanza, la Polizia».
Appena escono le agenzie è bufera politica. Gelli ha spaziato su tutto. Dalla scuola, dove richiede la «mano forte come Scelba» per reprimere le contestazioni, ai sindacati: «Dove ho lavorato avevo i sindacati a libro paga», altrove «hanno impoverito l'Italia». Ce n'è pure per l'autore di Gomorra, Roberto Saviano: «Penso che abbia scritto solo per farsi pubblicità, è solo un costo per lo stato che deve proteggerlo». Berlusconi deve andare avanti anche «senza dialogo con le minoranze» e promuove la sua strategia politica basata su «una ragnatela capillare» che controlla e comanda l'Italia. Aggredisce il partito democratico («dovrebbe sparire»), provocando le timide reazioni del suo leader Walter Veltroni: «Sono onorato dai suoi attacchi». C'è chi chiede alla maggioranza di dissociarsi dalle parole di Gelli. Ma la richiesta cade nel vuoto.
Il gran maestro non teme nulla, e mostra il suo raffinato intendere di mezzi di comunicazione sovrapponendo l'intervista di «Klauscondicio» a quella più approfondita rilasciata a Pandora, il nuovo progetto televisivo promosso da Giulietto Chiesa, parlamentare europeo schieratosi tra le fila degli indipendenti. Di fronte alle domande di Udo Gumpel, giornalista tedesco direttore del network realizzato grazie a una raccolta fondi popolare, e Willan Philip, autore de L'Italia dei poteri occulti, il «venerabile» della P2 si confida ininterrottamente per più di mezz'ora: «Gli extracomunitari? Io non li accoglierei nei centri di permanenza temporanea ma in veri e propri campi di concentramento da cui rispedirli nel loro paese». Attraverso i suoi racconti si rivive la storia d'Italia. Dagli inizi nella P2 alla sua fede mai ripudiata nel fascismo e in special modo nella figura di Mussolini. («Tutti gli Italiani dovrebbero rimpiangere il fascismo, perché sotto Mussolini c'era serenità, lavoro e sicurezza»). È un Gelli tronfio del suo operato quello che si vanta della piena realizzazione del suo «Progetto di rinascita democratica». «O quasi - aggiunge - manca solo la divisione delle carriere giudiziarie, io ho sempre sostenuto che pm e giudici si debbano odiare. Mi sono battuto a lungo affinché nella selezione del personale fosse inserita una visita psichiatrica». E poi la spara grossa: «Prima di renderli operativi, ai giudici farei passare una settimana in carcere, per rendersi conto che non possono sbattere in galera gli imputati solo per teoremi accusatori, ma con prove concrete».
Per Giulio Andreotti la stima è manifestata in più occasioni: «È un grandissimo statista, con il suo umorismo al momento opportuno ha salvato l'Italia». E ancora: «Un'amicizia lontana, in quegli anni tutti lo avrebbero chiamato per un'operazione commerciale». Poi rivela un interessante particolare sul funzionamento degli aiuti al Sud : «In Toscana c'erano i sindacati e mi serviva spostare a sud le mie imprese della Permaflex - aggiunge quasi con il ghigno Gelli - dovevo scegliere un paese incluso nella legge della Cassa del Mezzogiorno e scelsi Frosinone, collegio di Andreotti».
E i rapporti con i socialisti? Su Craxi e Andreotti fece da «paciere». Per Martelli invece «salvai il partito socialista» con un'intermediazione speciale: «L'allora Psi era indebitato con il Banco Ambrosiano per 16 miliardi e per 5 con il Monte dei Paschi - spiega soddisfatto Gelli - l'Eni di Mazzanti aveva tremila miliardi depositati nelle banche, Calvi (presidente dell'Ambrosiano e trovato suicidato sotto un ponte di Londra, ndr) disse di portare mille miliardi nelle sue casse in modo da risanare il partito socialista con gli interessi». A quel punto «Martelli mi scrisse su una busta della camera dei deputati il numero del conto e la storia finì lì».
Si parla anche di Silvio Berlusconi, della sua iniziazione, del come e quanto la P2 contribuì alla sua ascesa, ma Licio Gelli solo su questo punto preferisce glissare: «La nostra selezione avveniva su persone che erano già affermate, non con chi doveva ancora fare carriera». E cambia argomento. «La nostra società vive un momento molto difficile, le Chiese sono tutte vuote e la famiglia è in crisi».«Le donne in politica? Troppe nel governo! E non sono d'accordo, la massaggiatrice di Berlusconi è passata alla camera dei deputati». Il sessismo si spreca: «Donne ministre? Assolutamente no! Neanche sottosegretarie. Ne tanto meno poliziotte o soldatesse. La donna deve occuparsi della famiglia». Giusto il tempo di un'ultima battuta sull'elezione di Obama a presidente degli Stati uniti d'America: «Se lo nominano davvero lo fanno fuori dopo quattro cinque mesi». Ma prima, a Klaus Davi, aveva detto anche di peggio: «Adesso i neri potranno vendicarsi dei bianchi».

12月3日

Il Papa: essere gay resti illegale. Uguaglianza e solidarietà cristiana

LE CHIAVI DI SAN PIETRO DIRITTI NEGATI L'iniziativa, proposta dalla Ue alle Nazioni unite, dovrebbe essere presentata il 10
 
Il rappresentante della Santa Sede presso l'Onu: «Tutelare gli omosessuali potrebbe comportare il riconoscimento di nuovi diritti come il matrimonio. E discriminare gli Stati che non li ammettono» Il Vaticano contro una depenalizzazione universale dell'omosessualità
Leo Lancari
ROMA
«Non depenalizzate l'omosessualità». L'appello arriva dal Vaticano che ieri ha duramente criticato l'iniziativa con cui la Francia si prepara a chiedere alle Nazioni unite, a nome dei 25 paesi dell'Unione europea, la cancellazione del reato di omosessualità in tutti quei Paesi, in tutto 91, in cui è ancora in vigore. Ad attaccare la proposta, che si basa su un principio fondante dell'Unione europea come l'uguaglianza dei diritti tra le persone a prescindere dalla nazionalità di origine, dalla religione e dall'orientamento sessuale, è stato ieri monsignor Celestino Migliore, rappresentante della Santa Sede proprio presso le Nazioni unite. Parlando all'agenzia francofona I.Media, l'alto prelato ha spiegato come la Chiesa sia contraria alle discriminazioni nei confronti dei gay «ma - ha aggiunto - qui la questione è un'altra. Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di Paesi, si chiede agli Stati e ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette contro la discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni».
La paura del Vaticano, in sostanza, è quella che abolendo il reato di omosessualità si possa poi automaticamente arrivare al riconoscimento di nuovi diritti, come ad esempio la possibilità per due persone dello stesso sesso di sposarsi. E per far capire quali rischi, secondo il Vaticano, questo potrebbe portare, monsignor Migliore spiega: «Per esempio gli Stati che non riconoscano l'unione tra persone dello stesso sesso come 'matrimonio' verranno mesi alla gogna e fatti oggetti di pressioni».
Il Vaticano sembra dunque preoccuparsi più delle eventuali pressioni che gli Stati inadempienti potrebbero ricevere, della possibilità concreta per un omosessuale di essere punito con il carcere, o peggio con la morte.
L'iniziativa francese per la depenalizzazione universale dell'omosessualità è stata annunciata nel maggio scorso in occasione della giornata internazionale contro l'omofobia dal segretario di Stato ai diritti umani Rama Yade. «Un'iniziativa europea - spiegò in quell'occasione Yade - che sarà portata davanti all'assemblea generale delle Nazioni unite durante il semestre francese di presidenza», e che dovrebbe attuarsi il prossimo 10 dicembre in occasione del 60esimo anniversario della dichiarazione dei diritti umani. Proprio l'avvicinarsi della scadenza ha spinto il Vaticano a scendere in campo in maniera così pesante.
Per quanto poco discusso, quello delle discriminazioni nei confronti dei gay è un tema attualissimo. Sono ben 91, infatti, i Paesi in cui amare una persona dello stesso sesso è considerato un reato e in ben sette di questi (Iran, Mauritania, Sudan, Emirati Arabi Uniti, Yemen, Arabia Saudita e Nigeria) viene punito con la pena di morte.
Senza arrivare a questi casi estremi, più frequenti sono i casi di insulti nei confronti degli omosessuali. A partire proprio dalla Francia dove, nonostante alcune leggi avanzate come i Pacs, che consentono l'unione tra persone dello stesso sesso, gli attacchi non mancano. Come dimostrano gli insulti di Christian Vanneste, deputato dell'Ump, il partito del presidente Sarkozy, che per spiegare la sua contrarietà a un disegno di legge che punisce chi offende i gay, nel 2004 spiegò come l'omosessualità sia «inferiore all'eterosessualità e, se diffusa universalmente, pericolosa per l'umanità». Condannato nel gennaio del 2007, Vanneste si è visto annullare la condanna il 12 novembre scorso dalla Corte di cassazione francese.
La posizione espressa da monsignor Migliore non convince Rocco Buttiglione, propenso più a credere una errore da parte delle agenzie di stampa. «Non mi risulta che la Chiesa cattolica sia contraria alla depenalizzazione del reato di omosessualità», ha commentato infatti il deputato dell'Udc. dure, invece, tutte le altre reazioni. «parole gravissime», per il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero, mentre per l'Arcigay la posizione del Vaticano si prefigura come un vero e proprio atto di condanna a morte contro i milioni di gay di lesbiche che hanno la sfortuna di abitare in paesi sanguinari». E Imma Battaglia, leader dei diritti delle persone gay, promette: «Se necessario siamo pronti a manifestare anche in Vaticano».